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    CERIPNEWS ®
LA NOTA

   
Spunti
   di riflessione
   sui problemi
   della scuola

 

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-22/11/2017-06:00-3567
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Troppo pochi laureati in Italia

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Appello della Cabina di regia: subito il decreto sulle lauree professionalizzanti e gli Its
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Gli atenei sfornano ogni anno 300mila nuovi dottori, il dato più basso dei Paesi Ocse e senza competenze adeguate!Nell’anno accademico 201572016 risultavano iscritti alle università italiane 1.64 milioni di studenti, mentre i laureati – nello stesso periodo – sono stati appena 302mila, il 3,5% dei quali di cittadinanza straniera.
Sebbene nel 2015 il trend degli iscritti è stato in crescita per numero di immatricolati, per l’Ocse i dottori sono ancora troppo pochi in relazione ad un paese sviluppato e soprattutto con un baso livello di competenze! Sempre secondo il Rapporto Ocse solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato, rispetto alla media Ocse del 30% e permane un forte squilibrio tra domanda ed offerta tanto che molte imprese non riescono a reclutare lavoratori con alte preparazioni per coprire i posti di lavoro offerti.
Questi risultati negativi, secondo l’Ocse, sollevano dubbi sulla qualità e sulla pertinenza delle competenze sviluppate all’università, Problemi che il nostro Paese si trascina da anni, ma che adesso sono diventati una priorità tra le questioni da risolvere.
La strada da percorre è una sola: potenziare le lauree sperimentali professionalizzanti e gli Its. Per le prime si attende la firma del decreto della Ministra Fedeli che se perde ancora tempo rischia di farle slittare di un anno, così come aveva previsto il decreto Giannini n. 98/2016; per gli Its p pronto il via libera il decreto  sul coordinamento dell’istruzione tecnica superiore e le lauree professionalizzanti per definire il sistema professionalizzante terziario italiano.
Alle università viene richiesti di predisporre percorsi di studio definiti a livello nazionale, di consentire agli studenti una rapida qualificazione ed abilitazione professionale e di creare partenariati con i collegi e gli ordini professionali; agli Its si chiede di costruire percorsi formativi biennali co-progettati con le imprese in ragione del mercato del lavoro ed ai territori di riferimento e percorsi triennali progettati e realizzati con le università onde consentire agli studenti degli Its qualifiche utili al mercato del lavoro e competenze nel campo delle tecnologie applicate.

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Il CERIP di Palermo (Viale delle Alpi, n. 65) organizza un percorso formativo in vista del prossimo bando.
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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-21/11/2017-06:00-3554
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Braillando insieme

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Il liceo “Galileo Galilei” di Catania afferma una nuova cultura della disabilità
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Il liceo scientifico “Galileo Galilei” di Catania, ospite insieme ad altri dodici licei all’incontro al Miur dal titolo “Alternanza Scuola Lavoro nei Licei: missione possibile”, ha saputo portare avanti un progetto di inclusione che apre scenari nuovi alla disabilità, presentando una mappa tattile della scuola e la stampa in Braille di diversi testi.
L’iniziativa, in convenzione con la Stamperia regionale Braille, ha permesso che nella nostra Regione si affermi la cultura dell’accessibilità e dell’inclusione. Insomma, stavolta si tratta davvero di buona scuola, anche se non quella renziana della legge 107/2015.
Da parte della redazione di Ceripnews, complimenti vivissimi ai ragazzi, ai docenti ed al dirigente scolastico.

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-20/11/2017-06:00-3540
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Le scuole a perdere!

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“Bravata” eccessiva a Roma e aggressione al preside a Bari // Bisogna capire le cause che portano pacifici studenti (se lo sono!) a diventare delinquenti di strada e sfacciati trasgressori
di regole e modelli
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Gli imbecilli che hanno buttato due bombe carta durante la ricreazione al liceo “Virgilio” di Roma sono censurabili non tanto per la loro “bravata” (come qualcuno l’ha definita, ma che noi tale non è!), quanto perché in pieno anonimato – almeno per ora – hanno determinato un clima affatto positivo nello storico liceo romano.
I trasgressori di questa volta fanno i paio con i due studenti che avevano scambiato l’aula per alcova con tanto di ripresa finita in Rete e con lo spacciatore di hashish dentro l’istituto. Un clima davvero pesante quello che si respira quest’anno al “Virgilio” di Roma, nonostante gli sforzi della dirigente scolastica.
Altro caso eclatante all’istituto “Minzele-Parini” di Putignano (Bari) dove a seguito del litigio di due ragazzini è intervenuta la madre di uno dei contendenti che finita in presidenza per “conoscere il nome dell’altro ragazzino … altrimenti lo avrebbe trovato da sola” ha picchiato e graffiato il preside! Con minaccia di non fare denuncia alcuna, altrimenti le conseguenze sarebbero state più gravi!
Ma in tutta Italia, quanti “Virgilio” e quanti “Minzele-Parini” ci sono che finora non hanno meritato l’onore – anzi il disonore! – della cronaca? Parecchi certamente, ed a questo punto non bastano le sterili denunce, alcune delle quali spesso contro ignoti; bisogna trovare e, soprattutto, capire le cause che portano pacifici studenti (se lo sono!) a diventare delinquenti di strada e sfacciati trasgressori di regole e modelli, spesso con familiari e parenti a sostegno! (n.b.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-18/11/2017-06:00-NODE-3428
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Il diritto negato, anzi tradito!

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Bloccati 120 mln/euro per le borse di studio
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Il diritto alle borse di studio in Italia è solo teoria, e falsa per giunta. Solo poco più del 2% del totale degli studenti riceve un sostegno economico contro il 20% di Francia, Germania e Spagna e l’80% di Danimarca e Svezia.
Quest’anno gli studenti universitari “idonei” che non beneficeranno della borsa di studio superano i 50mila. Una vergogna tutta nostrana che fotografa, ancora una volta, il Belpaese spaccato a metà: le Regioni più ricche (Friuli, Toscana e Veneto) riescono ad integrare con risorse proprie il fondo statale, mentre quelle più povere, o che passano per tali spesso grazie al malgoverno (sic!) (Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia) non soddisfano nemmeno la metà delle richieste!
Intanto scoppia il caso (quasi un “giallo” incredibile!) sui fondi bloccati per le borse di studio a livello nazionale: ben 120 milioni di euro – provenienti dai beni confiscati alle mafie - sottratti agli studenti meritevoli e/o meno abbienti per colpa dei ministeri competenti (Giustizia, Interno, Economia e Istruzione) che non hanno attivato le procedure.
Lo ha affermato senza mezzi termini la Ministra Valeria Fedeli dicendo a chiare lettere che nessuno dei Ministeri interessati s’è mai scomodato ad attivare le procedure indispensabili a sbloccare la situazione, pur se complessa.
La Ministra, riconoscendo la situazione, ha promesso ed assicurato che solleciterà l’attuazione della normativa al fine di far confluire i fondi all’interno del bilancio dello Stato del 2018.
Finora, una “negligenza” interistituzionale non da poco (se non c’è di peggio, perché a pensar male ci si azzecca sempre!), anche in considerazione della pesante situazione sulla carenza di risorse destinate alle borse di studio!

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-17/11/2017-06:00-NODE-3423
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L’Inno di tutti e per tutti

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Dopo 71 anni di “precariato”, finalmente il “Canto degli Italiani” diventa “titolare”!
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Non accade solo ai docenti; l’Inno di Mameli o “Canto degli Italiani”, “precario” da 71 anni, per legge è riconosciuto inno nazionale adesso che è stato approvato dal Senato della Repubblica italiana. Insomma, è passato “titolare”, per restare in ambito scolastico.
Ma torniamo all’Inno di Mameli, Può piacere o meno, si possono storpiare alcune parole (e spesso si fa, purtroppo!) ma almeno con il voto del Senato il “Canto degli Italiani” (parole di Goffredo Mameli scritte nel 1847 e musica di Michele Novaro) diventa inno ufficiale, uscendo dal ruolo di marcetta adottata “provvisoriamente” nel 1946!
Certo, rispetto ai sostenitori del “Va’ pensiero” verdiano può pure risultare perdente, ma il ricordo dei morti risorgimentali, da cui nasce il Canto, deve pur fare riflettere ed anche se non è una gran musica, come qualcuno sostiene da tempo, ogni volta che si ascolta l’Inno, indipendentemente da come viene suonato e/o cantato, vengono i brividi!
In ogni caso, adesso il “Canto degli Italiani”, meglio conosciuto come “Inno di Mameli”, è inno nazionale. Dopo 71 anni possiamo dire: meglio tardi che mai! (n.b.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-16/11/2017-06:00-NODE-3412
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Quando la qualità fa male!

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Non serve protestare contro gli Istituti alberghieri da dove escono spesso ragazzi super preparati sia in cucina, sala e ricevimento e che, guarda caso, finiscono sfruttati, per anni, da albergatori, ristoratori, baristi e affini!
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Periodicamente torna il ritornello dei ristoratori italiani che protestano contro gli Istituti alberghieri che “osano” fare catering a feste ed eventi. È di questi giorni la polemica tra la Confcommercio-UniAscom di Gallarate e il locale Istituto alberghiero che offre un servizio di qualità a prezzi molto inferiori perché, a detta dei ristoratori, hanno meno costi fra materie prima e ricarico sul servizio dei camerieri. Ovviamente l’UniAscom non parla degli effettivi guadagni che ristoratori e albergatori fanno con i catering e meno che mai del riciclaggio rituale dei semilavorati e lavorati che avviene in queste occasioni!
Si dirà che difendo gli Istituti alberghieri perché anche da quell’indirizzo provengo come DS, ma a parte ciò, un dato è certo: gli Istituti quando accettano un catering non ci rimettono certamente, perché altrimenti non lo farebbero; è vero che gli studenti in esercitazione non vengono pagati come i cuochi ed i camerieri, ma l’Istituto paga i professori in esercitazione e gli altri collaboratori ed hanno altri oneri che spesso i ristoratori non hanno ovvero eludono!
Quanto ai conti, fermo restando che non ho niente contro i ristoratori, albergatori, baristi ed affini, dico con molta franchezza che un caffè in tazza costa appena 30-35 centesimi e non 1,50-2,0 euro ed anche più ed un pranzo completo a base di carne non costa più di 13-15 euro/prezzo unitario. Allora la domanda è molto semplice: come mai i ristoratori prezzano un pranzo a 30-35 euro a persona e spesso anche più?
Sarebbe corretto che i ristoratori, rifacessero i calcoli sui costi gestionali da caricare non sola singola somministrazione, come spesso usano fare, ma sull’intero pacchetto, in caso di catering e/o su costi della intera giornata lavorativa in caso di servizio nel locale.
Non serve protestare contro gli Istituti alberghieri da dove escono spesso ragazzi super preparati in cucina, sala e ricevimento e che, guarda caso, finiscono sfruttati, per anni, da albergatori, ristoratori e baristi che piangono miseria ogni dove, e da sempre, in presenza di un tavolo vuoto o di una mancata commessa e che periodicamente lamentano la concorrenza sleale degli Istituti alberghieri. (n.b.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-15/11/2017-06:00-NODE-3400
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Università, lo scandaloso business delle iscrizioni all’estero

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Pacchetti all inclusive per fare cassa, dato che il costo può arrivare anche a 25mila euro //
Due domande alla responsabile del Miur, senatrice Valeria Fedeli
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Per aggirare il test di Medicina e Odontoiatria, strutturato con il solo obiettivo di ridurre al massimo di frequentanti, o meglio per ammazzare le ambizioni di migliaia di aspiranti, è nato un mercato parallelo di corsi di Medicina e Odontoiatria all’estero, in particolare Bulgaria, Croazia e Romania, che offrono pacchetti all inclusive per fare cassa, dato che il costo può arrivare anche a 25mila euro per i test, traduzioni, legalizzazioni documenti, trasferimento ed iscrizione. Il tutto con un click nel portale giusto!
L’inchiesta condotta da Michele Sasso sul quotidiano “La Stampa” del 13 novembre 2017 fa venire i brividi perché descrive con dovizia di particolari le agenzie “tutto incluso” per chi non supera il test di ammissione nelle nostre università che, con 25mila euro, diventano matricole nei Paesi dell’Est, come abbiamo indicato sopra.
I siti su misura oltre a dare tutte le informazioni, assicurano alloggio, tempo libero, viaggi e perfino la possibilità di accedere ad un mutuo, e se qualcosa va storto, ecco spuntare il tutor-salvatore che risolve ogni problema. Insomma, così facendo, il sogno del camice bianco può diventare realtà facilmente, basta pagare!
Sulla qualità della formazione è meglio non parlare, mentre è opportuno e doveroso parlare degli atenei a numero chiuso nostrani che continuano a perdere iscritti, mentre fra frequenze all’estero e università on line, fioccano i laureati.
Forse, diciamo solo forse, la Ministra dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, assieme al Governo, dovrebbe riflettere su queste due semplici domande:  Che senso ha essere bocciati in Italia, se poi si è promossi all’Estero e il rientro è garantito? Quando il marketing prende il sopravvento sulla didattica (con la paura della truffa dietro l’angolo), ha senso continuare a parlare in Italia di numero chiuso e di sbarramento agli studenti con palese negazione del diritto allo studio? (n.b.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-14/11/2017-06:00-NODE-3381
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Troppi laureati non richiesti e disoccupati,
mentre mancano in altri settori

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Allarme Confindustria: le aziende cercano figure professionali che non riescono a trovare!
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Secondo Confindustria i giovani non trovano lavoro perché spesso lo cercano nel settore sbagliato!
A riprova di questa affermazione indica due mismatch (termine tecnico per indicare le discrepanze tra domanda ed offerta) più evidenti: l’anno scorso il Politecnico di Milano ha laureato 180 studenti in Scienze informatiche a fronte di 180mila figure professionali richieste allo stesso Politecnico dal mondo dell’industria; l’altro esempio riguarda il mondo della nautica: in Italia produciamo 350 yacht l’anno ma non abbiamo corsi universitari in grado di formare comandanti di macchina, figure che per il diritto della navigazione inglese, da cui sono state mutuate le regole in uso nel sistema internazionale, deve avere una laurea.
Secondo Confindustria, quindi, le università continuano a diplomare studenti che andranno ad inflazionare mercati già saturi, mentre l’industria, a sua volta, rischia di non trovare sul mercato le figure richieste, un paradosso, considerato che in alcune Regioni italiane la disoccupazione giovanile supera il 40 per cento.

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-13/11/2017-06:00-NODE 3370
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Luci e ombre sullo sciopero del 10 novembre

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Un gran brutto segnale da qualunque parte si decida di stare!
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Se lo sciopero generale del 10 novembre scorso, organizzato dai Cobas e da Unicobas ha avuto tanta eco sulla stampa cartacea e on line non è stato tanto per il successo delle adesioni del personale della scuola e soprattutto dei trasporti (per i Cobas il 25% dei lavoratori ha incrociato le braccia per protestare contro le politiche economiche e sociali del Governo) quanto per il deprecabile episodio romano davanti al Miur con la carica della polizia contro il personale docente e Ata con vari contusi e alcuni feriti seriamente e ricoverati in osservazione.
Secondo i responsabili di Unicobas il Governo è stato inchiodato davanti alle sue responsabilità, a cominciare dalle legge 107/2015 per finire alle finte trattative contrattuali con i sindacati pronti a firmare al ribasso.
Sulla vicenda delle manganellate al personale della scuola è intervenuto il responsabile scuola del PCI, Luca Cangemi, il quale ha definito il “fatto gravissimo, anche simbolicamente: la scuola, cioè il canale essenziale di trasmissione della cultura del paese, è aggredita in modo violento e ottuso ” (…). Si tratta di un “ennesimo, pesante, segnale del clima repressivo che le classi dominanti vogliono imporre per gestire una fase sociale che vede manifestarsi il fallimento delle politiche antipopolari”.
Sarebbe interessante sapere anche da parte delle Forze dell’ordine quali sono stati i motivi di reale turbamento dell’ordine pubblico tali da legittimare l’uso dei manganelli contro i manifestanti. Alla denuncia di Cobas e Unicobas - ma poteva capitare anche in caso di manifestazione/sciopero di confederali e altre sigle autonome - sulla stampa e su qualche rete televisiva nazionale non ha fatto seguito alcuna smentita e/o chiarimento formale da parte dei Ministeri chiamati in causa. E questo è un gran brutto segnale da qualunque parte si decida di stare! (n.b.)

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-11/11/2017-06:00-NODE 3351
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Bocciate 135 scuole di Medicina

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Censura spietata da parte dell’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica //
La Fedeli e la Lorenzin (forse) corrono ai ripari
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Sono 135 su 1.433 le scuole di specializzazione di Medicina bocciate dal Miur e dal Ministero della Salute, senza distinzioni geografiche, dato che si va dall’Università di Messina dove 7 scuole non vanno, a 4 scuole “bocciate” a Milano Bicocca e  all’Università del Piemonte orientale passando da Bari, Brescia, Cagliari, Genova, Varese-Como, Pisa e Roma. Anche le specialità sono le più diverse: dalla cardiochirurgia alla medicina dello sport, dalla medicina termale alla pediatria!
La motivazione della bocciatura è sempre la stessa: “Non accreditamento della Scuola per non aderenza ai livelli minimi”. A dare il giudizio negativo, su cui però i Ministeri della Salute e dell’Università tanno ragionando, perché l’esclusione vanifica gli sforzi degli studenti che hanno superato l’esame di ammissione, è l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, una costola tecnica proprio dei due Ministeri che avrebbe potuto fare più in fretta, escludendo le Scuole prima dei test di ammissione sostenuti dagli alunni, i cui interessi, a quanto pare, non importano a nessuno, tranne adesso alla Fedeli ed alla Lorenzin, ma certamente tardivamente!

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-10/11/2017-06:00-NODE 3336
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Fondi 0-6 anni: precisazione Miur

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Resta il problema di fondo: dove erano, e cosa facevano, in Conferenza i delegati meridionali
e delle isole mentre si procedeva ai riparto in percentuale con tanto squilibrio?
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Dopo il botta-e-risposta tra il quotidiano “Il Mattino” e l’Ufficio Stampa del Miur sulla ripartizione del Fondo di 209 milioni destinati al nuovo sistema integrato di istruzione da 0 a 6 anni, interviene direttamente anche il Miur che, in lungo comunicato pubblicato nel sito istituzionale, senza comunque citare la Testata che ha posto la questione del riparto non adeguatamente bilanciato tra le Regioni.
Il Miur, oltre a precisare che il Fondo di riparto è frutto di un accordo con Regioni ed Enti Locali in Conferenza Unificata, tiene a precisare che per l'anno 2017, esso è stato ripartito come appresso:
- per il 40% in proporzione alla popolazione di età 0-6 anni, in base ai dati Istat;
- per il 50% in proporzione alla percentuale di iscritti ai servizi educativi al 31 dicembre 2015;
- per il 10% in proporzione alla popolazione di età 3-6 anni, non iscritta alla scuola dell'infanzia statale, in modo da garantire un accesso maggiore.
Il Miur scrive anche che fonti di stampa e politiche hanno lamentato difformità tra le prime tabelle inviate agli Enti locali e la tabella definitiva approvata il 2 novembre, ed afferma che non c’è stato alcun errore o volontà di penalizzare un'area del Paese a discapito di un'altra. La bozza del 2 ottobre era la prima ipotesi di lavoro preparata dal Miur prima che fosse avviato il confronto con le Regioni e i Comuni; successivamente l’ipotesi è stata modificata più volte su richiesta di Regioni e Comuni giungendo infine al testo approvato. L'accordo raggiunto e la tabella definitiva che ne è scaturita nascono, quindi, dal confronto con le Regioni e gli Enti locali tutti, del Nord e del Sud. 
Per quanto riguarda i criteri di riparto, le voci utilizzate sono quelle previste dall'art. 12, co. 4, del D. Lgvo n. 65/2017 che ha introdotto il nuovo sistema integrato 0-6 anni: si è tenuto conto di "numero di iscritti", "popolazione tra zero e sei anni", con priorità per i Comuni "privi o carenti di scuole dell'infanzia statali".
Fin qui il comunicato del Miur che merita solo un piccolo commento che questa testata ha già formulato all’inizio della polemica: dove erano e che cosa facevano i delegati meridionali ed isolani in Conferenza mentre la torta veniva ripartita in maniera così squilibrata tanto da registrare una differenza tripla tra gli importi assegnati al Meridione ed alle Isole e le Regioni del Nord?  Ne vorremmo sapere di più e saremo lieti di ospitare puntualizzazioni al riguardo!
Ci marcia sull’argomento FI, con la deputata Mara Carfagna, che ha depositato un’interrogazione parlamentare in cui denuncia quanto affermato da Marco Esposito sul quotidiano “Il Mattino”: 90 euro per ogni bambino in Emilia Romagna e 43 per ogni bambino, della stessa età, in Campania! La deputata forzista lamenta anche che il cosiddetto sistema integrato di istruzione crea una discriminazione di fatto tra le diverse Regioni del Paese e favorisce quelle con più servizi già attivi a spese del Sud. Al di là delle argomentazioni del Miur, resta un dato di fatto: i criteri di riparto hanno sottratto 13 milioni di euro ai diritti dell’infanzia del Mezzogiorno! (ninni bonacasa)
PER LEGGERE I NOSTRI ARTICOLI:
 CERIPNEWS-LA  NOTA-XVII-08-11/2017-06:00-NODE 3312-ASILI, LA TORTA DIVISA MALE: http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-33012-asili-torta-divisa-male 
 CERIPNEWS-LA  NOTA-XVII-07-11/2017-06:00-NODE 3299-ASILI 0-6 ANNI, IL GIALLO DEI FONDI SCOMPARSI: http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-3299-asili-giallo-fondi

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-09/11/2017-06:00-NODE 3324
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Tra diritto e obbligo

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Nessuna norma penale punisce l’inosservanza dell’obbligo scolastico dalla media in poi!
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La Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione ha affermato che non esiste alcuna sanzione penale se il genitore non iscrive il figlio alla scuola secondaria di primo grado.
La Corte ha annullato la decisione del Giudice di pace di Salerno che aveva dichiarato la prescrizione del reato di “inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare dei minori” (art. 731 del Codice Penale) nei confronti di due genitori filippini che, senza giustificato motivo, non avevano iscritto il figlio minorenne a scuola.
Secondo la Corte di Cassazione “quanto prescritto dall’art. 731 del C.P. è configurabile solo in caso di inosservanza dell’obbligo di istruzione elementare (…); nessuna norma penale punisce l’inosservanza dell’obbligo scolastico della scuola media anche inferiore”.
In buona sostanza, anche se l’obbligo scolastico è stato ampliato negli anni, nessuna norma penale ne punisce l’inosservanza. Quindi diritto sì all’istruzione, ma nessun obbligo!
C’è materia sufficiente per fare riflettere il legislatore … e forse anche provvedere, speriamo,  tempestivamente! (n.b.)

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-08/11/2017-06:00-NODE 3312
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Asili, la torta divisa male!

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Botta e risposta Ufficio Stampa Miur e Marco Esposito su “Il Mattino”
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L’Ufficio Stampa del Miur, a tamburo battente ha replicato all’articolo di Marco Esposito che sul quotidiano “Il Mattino” di questi giorni ha lanciato (peraltro argomentati!) più strali contro il disequilibrio di risorse tra Nord-Meridione-Isole dei famosi 209 milioni di euro destinati alla formazione 0-6 anni.
Anche questa testata ha ripreso la polemica spostando l’asticella sul versante delle responsabilità tecniche e politiche dei rappresentanti meridionali e siciliani presenti in Conferenza unificata Stato-Regioni quando s’è spartita la somma.
Al di là delle argomentazioni di maniera (magari troppe!) dell’Ufficio Stampa del Miur, cogliamo un solo dato di realtà: se è vero, come è vero, che le bambine ed i bambini del Nord sono in numero maggiore (quasi il doppio) rispetto a quelli del Sud e delle Isole, non è strano però che il Nord abbia ricevuto il triplo delle risorse?
Marco Esposito legittimamente, chiudendo la sua risposta al Miur, si chiede se a queste condizioni si possa ancora parlare di “riequilibrio territoriale”. (n.b.)

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-07/11/2017-06:00-NODE 3299
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Asili 0-6 anni, il giallo dei fondi scomparsi

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Bufera sulla ripartizione/assegnazione delle somme // “Il Mattino”: Come mai, rispetto alla bozza, sono spariti 13 mln/euro destinati al Sud?
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L’inchiesta del quotidiano “Il Mattino” sui fondi “spariti” per i nuovi asili al Sud continua a fare scalpore e tiene la prima pagina del quotidiano che anche ieri è tornato sull’argomento con un articolo di Marco Esposito ampiamente documentato e ricco di particolari.
Secondo l’articolista, al Mezzogiorno dei 209 milioni stanziati vanno solo 54 milioni, appena il 29% a fronte del 34% di bambini entro i 6 anni; insomma, rispetto alla bozza (elaborata dal Miur e consegnata agli Enti Locali) sono spariti 13 milioni di euro destinati al Sud!
Appare anche strano che il Sottosegretario Vito De Filippo, in una lunga lettera inviata in risposta ad un primo articolo del quotidiano già citato, “non riesca a spiegare come mai al Sud sia decisamente più basso il pro-capite: 43 euro per bambino da 0 a 6 anni contro 90 euro in Emilia Romagna”; un assurdo – scrive Marco Esposito sulla Testata già citata – perché secondo il Decreto Legislativo n. 65/2017 (quello che stabilisce i criteri per assegnare i finanziamenti) i fondi vanno consegnati “con priorità per i Comuni privi o carenti di scuole dell’infanzia statale”.
Su una cosa ha ragione il Sottosegretario: i criteri di riparto con tabella finale, approvati il 2 novembre scorso, “sono frutto di un accordo raggiunto in Conferenza unificata Stato-Regioni dove siedono i rappresentanti di regioni ed Enti Locali”.
Ovviamente anche del Sud, i cui rappresentanti forse sono stati distratti o sono stati zitti e muti mentre la torta veniva divisa in maniera tanto iniqua! Non è una novità su temi del genere!
In conclusione, che razza d’accordo s’è fatto in Conferenza Stato-Regioni?
Come sempre Ceripnews - che ha pubblicato la tabella di riparto il 4 novembre scorso ( http://www.ceripnews.it/notizie.htm#node-3276-istruzione-zero-sei ), è disponibile a pubblicare eventuali chiarimenti e/o smentite da parte degli interessati che erano presenti (se c’erano, ovviamente!) nella riunione del 2 novembre scorso in cui s’è consumata l’ennesima beffa a scapito delle Regioni meridionali e delle Isole. (n.b.)

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CERIPNEWS-LA NOTA-XVII-06/11/2017-06:00-NODE 3287
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Licei brevi: tagli alla scuola mascherati con la “sperimentazione”

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I rischi: Minimalismo culturale e diminuzione dei saperi critici a favore dell’introiezione
di competenze meramente esecutive
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Visto che è tempo di candidature da parte delle scuole per sperimentare i licei quadriennali, oltre alle decine di commenti che abbiamo pubblicato nel tempo, oggi aggiungiamo quello di Paola Bucciarelli che sul giornale on line UnoeTre.it dimostra di avere le idee molto chiare in merito e, per questo motivi, ne riportiamo ampi stralci, ringraziando l’Autrice e la Testata per la gentile concessione.
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« Il decreto – scrive la Bucciarelli – prevede che la sperimentazione dei percorsi quadriennali sia “riservata” a quelle poche scuole che potranno dichiarare, sotto la responsabilità personale del dirigente scolastico, di possedere tutte le risorse economiche e professionali, tali da poter sperimentare l’innovazione senza “oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato” (art. 3 Decreto18/10/2017).
Inoltre, l’organizzazione della didattica deve essere tale da consentire di raggiungere gli stessi obiettivo di apprendimento e di competenze del percorso ordinario seppure con un anno in meno. Deve dunque caratterizzarsi, si legge all’articolo 4 del Decreto, “per un elevato livello di innovazione in ordine all’articolazione dei piani di studio, all’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratori ali, all’insegnamento con metodologia Clil (e dunque una materia interamente in lingua straniera), per processi di orientamento con la scuola media, il mondo del lavoro, le  università. Dovrà essere incrementato il calendario scolastico e l’orario settimanale delle lezioni. Le scuole dovranno attivare insegnanti opzionali, utilizzando gli spazi di flessibilità oraria consentiti.
Si prospetta una scuola apparentemente “tosta” visto che tutti i programmi dovranno essere compressi in quattro anni invece che cinque, che il monte ore annuale non dovrà essere ridotto, anzi dovranno inserire nuove discipline, che l’alternanza scuola lavoro dovrà svolgersi durante i periodi di vacanza. Pertanto, si delinea una scuola in cui solo pochi studenti, più capaci e/o che provengono da famiglie abbienti, con genitori laureati, che sono in grado di garantire ai figli esperienze, cultura, conoscenze e la possibilità di potersi dedicare completamente allo studio, potranno abbreviare il percorso scolastico, sottoponendosi a un bombardamento intensivo di pure nozioni. Dunque, nessun tempo per sedimentare gli apprendimenti, per fare esperienze extrascolastiche, per perdersi dentro i libri autonomamente scelti.
Una corsa di quattro anni a chi si toglie prima il noioso “impiccio” di formarsi, di crescere intellettualmente e culturalmente, di sviluppare il proprio pensiero critico.
Se, però, guardiamo alla sostanza, ci accorgiamo che il pericolo del minimalismo culturale, della diminuzione dei saperi critici a favore dell’introiezione di competenze meramente esecutive, è molto reale. Infatti, chiunque abbia un minimo di pratica di insegnamento sa molto bene una cosa: tempo! (…)
»
La Ministra Valeria Fedeli, d’accordo con Confindustria, afferma e sostiene che ridurre di un anno la scuola superiore porterà ad un più facile inserimento dei giovani nel mercato del lavoro … che però non c’è! Si pensi ai Neet e all’enorme disoccupazione giovanile! Per non parlare – senza cadere nel ritornello sindacalese – del possibile taglio di 35.000/40.000 docenti, dato che si continua a ritenere la scuola uno spreco piuttosto che un investimento e i politici nostrani, non diversi da quelli di ieri, non si rendono conto che se si vuole fare ripartire il Paese bisogna pensare la scuola come sistema che riduce disuguaglianze, come strumento di mobilità sociale.
«Per raggiungere questo obiettivo, osserva ancora Paola Bucciarelli, c’è bisogno di investimenti! Ci vorrebbero almeno 17 miliardi per ridurre il divario di spesa pubblica per istruzione e ricerca con gli altri Paesi europei. C’è bisogno di un investimento prima di tutti per avere organici adeguati ma, non solo, bisogna investire sulla qualità degli insegnanti e ciò puoi ottenerlo se selezioni correttamente le persone competenti e motivate, e se quelle stesse persone, non le tiene nel limbo di un precariato umiliante ed avvilente che le porta ad avere una qualche stabilità il più delle volte al ridosso dei 50 anni!
E’ necessario riqualificare gli edifici scolastici in modo da avere degli ambienti adeguati di apprendimento. Queste sono le necessità urgenti della scuola italiana. Dopodiché, prima di pensare a ridurre il tempo scuola, tagliando l’ultimo anno, bisogna ragionare di come riformare l’intero sistema dei cicli scolastici. Questo è il cuore del problema. Se ne discute da decenni senza venirne a capo. Dopo tutte le pseudo riforme degli ultimi anni, un intervento riformatore avrebbe bisogno di una vera e propria Costituente della scuola che coinvolga le forze politiche e quelle sociali, gli studenti e le famiglie, il governo e gli enti locali, per delineare un progetto condiviso.
Un progetto che ha alla base un’idea di scuola radicata nella Costituzione, capace di guardare al presente e al futuro.
»

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CERIPNEWS//LA NOTA//XVII//04-11-2017//06:00//NODE 3279
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Riaperta la stagione dei concorsi

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Reclutamento riservato per 76mila aspiranti (Bando n. 1); seguirà quello destinato ai precari non abilitati ma con almeno 3 anni di servizio (Bando n.2) e poi quello ordinario che prevede la partecipazione con laurea + 24 CFU (Bando n. 3) // Le nostre riserve sulla tempistica annunciata
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Entro il prossimo Natale potrebbe essere pronto il bando di concorso riservato ai professori in possesso di abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria (Bando n. 1) che riguarderà gli abilitati o iscritti nelle GaE e nella seconda fascia delle GI di inserirsi in una graduatoria regionale di merito, da cui poi attingere a settembre per le immissioni in ruolo vere e proprie (sui posti liberi e disponibili). La procedura semplificata prevede una sola prova orale, volta ad accertare le competenze didattico-metodologiche, in parole povere, si tratta di presentare una lezione simulata.
I docenti abilitati interessati al concorso sarebbero circa 76mila (13mila inseriti nelle GaE, 63mila circa nelle seconde fasce). Non sono ammessi a questo reclutamento i docenti già di ruolo.
Sarebbe anche a buon punto la selezione riservata ai precari non abilitati, con almeno 3 anni di servizio (Bando n. 2), iscritti nella terza fascia delle GI (circa 300mila precari, ma quelli con 3 anni di servizio sarebbero circa 65mila).  Costoro dovranno sostenere una prova scritta e un esame orale; i vincitori saranno poi avviati al percorso Fit (Formazione iniziale e tirocinio) che però per loro durerà due anni, anziché tre.
Nel corso del 2018 dovrebbe essere bandito il concorso ordinario (Bando n. 3) al quale potranno partecipare, sempre con le nuove regole, tutti gli aspiranti, sempre abbiano acquisito i previsti 24 crediti in pedagogia e didattica. Le prove previste consistono in due esami scritti e un orale. Anche in questo caso, una volta superate le prove, si accederà al Fit stavolta triennale, con pagamento iniziale. Dal secondo anno di Fit si potranno fare tirocini nelle scuole e supplenze per brevi periodi, percependo il relativo stipendio in aggiunta alla “borsa” . Al terzo anno i docenti avranno la responsabilità piena di una classe, da settembre a fine lezioni, e avranno lo stipendio pieno. Superata la fase valutativa diverranno docenti di ruolo.
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Le nostre riserve sulla tempistica annunciata
Fin qui la notizia che viene confermata anche da Viale Trastevere. L’obiettivo è quello di fare presto e bene, purché il bando non finisca come per il più volte annunciato bando di concorso per Dirigenti Scolastici che però ancora non vede la luce e per il concorso destinato ai Dsga!
Quindi, la cautela è d’obbligo, anzi è doverosa, se si vuole avere rispetto degli aspiranti.
È per questo motivo che il Cerip, ben distante dai toni trionfalistici della Ministra, del Miur e di certa stampa che camuffa l’informazione con il consenso sperticato che sa tanto di collusione, aspetta il bando, anzi i vari bandi, per capire se e soprattutto come, il Miur almeno per una volta intende operare con tempestività ed efficacia.
(n.b.)  

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CERIPNEWS//LA NOTA//XVII//03-11-2017//06:00//NODE 3273
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Maleducati a scuola

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La classe e la scuola: ambienti educativi per l’apprendimento non possono diventare
un campo di battaglia dove ogni alunno può fare quello che vuole!
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L’ennesimo atto di mala educazione accaduto all’Istituto “Galilei” di Mirandola (MO), con il cestino della carta che vola contro la professoressa, è l’ultimo caso finito sui social grazie agli smartphone sempre accesi in classe! E così mentre la Ministra Valeria Fedeli si affanna a difendere la sua proposta dell’uso didattico del cellulare in classe, a quanto pare gli studenti fanno di peggio e di più, con buona pace di tutti!
Episodi simili non sono tollerabili, ha affermato la Fedeli, ma non basta; né bastano il Piano nazionale per l’educazione al rispetto, né le Linee Guida per il contrasto a bullismo e cyberbullismo.
La classe e la scuola, da ambienti educativi per l’apprendimento, non possono diventare un campo di battaglia dove ogni alunno può fare quello che vuole, spesso con il silenzio complice dei compagni e spesso anche degli stessi genitori che lungi dal considerare l’educazione dei figli allo sbando, finiscono per restare inerti quando non attaccano il sistema formativo e con esso, professori, personale Ata e dirigenti scolastici. (ninni bonacasa)

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CERIPNEWS//LA NOTA//XVII//02-11-2017//06:00//NODE 3264
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Summit per il disarmo e la denuclearizzazione

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Papa Bergoglio: “Siamo in una vera e propria guerra”, e si rischia “il suicidio dell’umanità”
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Il summit del 10 e 11 novembre dedicato al disarmo nucleare, fortemente voluto da Papa Francesco, con i rappresentanti dell’Onu, della Nato e undici Premi Nobel per la Pace, potrebbe essere l’occasione ideale per progettare una “nuova formula di mediazione” tra Corea del Nord e gli altri Stati, per garantire la pace e il benessere al mondo intero.
Papa Bergoglio ha più volte parlato “dell’urgenza di eliminare tutte le bombe atomiche e di trovare una modalità nuova per garantire la sicurezza degli Stati basata sullo sviluppo della fiducia reciproca, sulla buona volontà, sul rispetto delle leggi e della giurisprudenza internazionale, ma soprattutto sul rispetto e la garanzia per tutti dei diritti umani”.
Anche lunedì scorso Papa Francesco ha denunciato il commercio delle armi in generale e parlando di quelle nucleari ha affermato che esse “sono una minaccia che purtroppo è presente da decenni, ma che ogni tanto si fa più acuta, come nei momenti attuali”. “Siamo in una vera e propria guerra”, ha affermato il Papa, e si rischia “il suicidio dell’umanità”. (n.b.)

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