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Risollevare l’istruzione pubblica si può …anche partendo dal
Sud!
La testata
TuttoscuolA.com di ieri (www.tuttoscuola.com
del 02-01-2012) riporta un intervento della parlamentare del Pd Livia
Turco sulla scuola. L’esponente del Partito democratico afferma che è
necessario “risollevare l’istruzione
pubblica, gravemente impoverita da un’epoca di tagli indiscriminati”.
Soprattutto nella scuola di primo grado c’è l’esigenza di affermare “il
ruolo fondamentale dell’istruzione
pubblica. Lo Stato deve garantire alle giovani generazioni pari opportunità
nella formazione”. Come?
Semplice: “investire
nella scuola pubblica, pena la creazione di una istruzione di serie B e
proprio perché le risorse sono
limitate”, afferma
la Turco
, “occorre prioritariamente investire nella scuola pubblica. Il ruolo
dell’istruzione nella formazione dei giovani è così importante da non
consentire ulteriori errori”.
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La redazione di Ceripnews è in linea con le parole dell’esponente del
Pd e ricorda ai lettori quanto pubblicato il 2 gennaio scorso nella Home
Page del sito, dal titolo emblematico: “Anno 2012, auguri alla
scuola!” che, ad ogni buon fine, torniamo a riportare appresso.
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Anno 2012, auguri alla Scuola!
[2012-01-02//08:00]
La Scuola
italiana, quella vera, quella seria, insomma la “Buona Scuola”, si
augura un anno 2012 appena migliore di quello passato e dei precedenti, ed
auspica:
1) un numero di classi adeguato al fabbisogno (no alle classi-pollaio) ed
in regola con le norme di sicurezza;
2) una politica edilizia tesa a rendere funzionale ed a norma gli edifici
scolastici, anche riducendo le spese-spettacolo, compreso LIM,
manifestazioni, premi e concorsi, se occorre;
3) un numero di posti docenti e Ata sufficienti a coprire l’offerta
formativa, dando un segnale di cambiamento con l’organico funzionale di
circolo/istituto;
4) un’Amministrazione centrale e periferica capace di interpretare e
prevenire le esigenze del mondo scolastico, magari offrendo servizi ed
informazioni adeguate e tempestive;
5) finanziamenti certi e rispondenti al fabbisogno delle istituzioni
scolastiche, senza tenere a stecchetto le scuole sulle spese essenziali:
funzionamento, supplenze, ore eccedenti e Legge n° 440/97, ormai ridotta
ai minimi termini;
6) assunzione degli oneri per i debiti pregressi, che il MIUR sembra aver
dimenticato troppo facilmente pur sapendo bene che le scuole li hanno
contratti per sopperire alle latitanze dell’Amministrazione che si
ritenevano temporanee;
7) avvio dei Tfa e del reclutamento per il personale della scuola,
evitando ulteriori frustrazioni a tanti giovani ed alle già labili
aspettative professionali;
8) un dimensionamento della rete scolastica che sia rispondente alle
peculiari esigenze del territorio, senza gestire il taglio delle scuole e
dei posti (Ds, Dgsa, Docenti e Ata) in esecuzione a numeri prefissati per
decreto o legge, dando l’impressione di tagliare rami secchi ed
improduttivi, secondo la ben nota logica dell’ex ministro Tremonti, ma
non solo;
9) revisione dell’architettura istituzionale e pedagogico-didattica dei
curricoli, stante il fatto che, con buona pace dell’ex ministro Gelmini,
a parte gli orari annuali/settimanali delle discipline è cambiato poco,
anzi niente;
10) riaffermazione dei principi fondanti dell’Autonomia scolastica e
della Dirigenza scolastica, che dal 2000 ad oggi sono diventati sempre
meno visibili, a partire dai più recenti provvedimenti del trio
Tremonti-Gelmini-Brunetta.
La Redazione di Ceripnews
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… anche partendo dal Sud!
Aria di Profumo per la scuola del Sud?
Parrebbe di sì leggendo la lunga intervista che il Ministro ha concesso a
Maria Paola Milanesio su “Il Mattino” di oggi ( 3 gennaio 2012) in
cui, tra l’altro, afferma che “il Mezzogiorno può diventare il vero
elemento di traino per lo sviluppo del Paese” e quindi una serie di
proposte “visionarie” che spero non siano solo annunci made Berlusconi,
ma che, in ogni caso, meritano un sereno e doveroso contraddittorio:
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1)
Prolungamento dell’obbligo fino a 17 anni attraverso un più
stretto rapporto con gli istituti professionali regionali (= stretta
connessione, anche fisica, tra scuole dell’obbligo e scuole
professionali regionali).
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a)
Affermare apoditticamente la possibile estensione dell’obbligo
fino a 17 anni anche attraverso il raccordo scuola pubblica
statale-centri di formazione regionale, almeno per noi Sicilia, fa
ridere a crepapelle, anzi, fa piangere! Una Regione, quella
Siciliana, senza una legge sul diritto allo studio ed alla
formazione e che ha consentito di tutto e di più nel governo della
F.P., e che non assicura l’avvio dell’anno formativo in
corrispondenza con l’anno scolastico, non può farsi carico di
nulla e di niente! Ed infatti non si fa carico neppure degli
stipendi dei lavoratori della F.P., gli unici incolpevoli di un
degrado politico-amministrativo-burocratico-gestionale-sindacale che
ha portato alla situazione odierna. Il ministro Profumo, dall’alto
della sua lungimiranza ha conoscenza di questa situazione tutta
siciliana, ma non solo? Forse no, ecco perché parla a ruota libera
senza chiedere a nessuno come stanno le cose.
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2)
Formazione degli studenti e degli insegnanti più innovativa.
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b)
Se la formazione dei giovani e dei docenti deve passare solo
attraverso le lavagne elettroniche non ci siamo di certo! Chi scrive
questa nota ha tanti, forse troppi, anni di formazione sulle spalle
sia come docente, ma soprattutto come corsista. In decine di anni ha
imparato che il “cambiamento educativo-formativo” nella scuola
passa len-ta-men-te; al mancato cambiamento del corpo docente, che
da adulto in formazione preferisce essere confermato piuttosto che
disconfermato, fa riscontro il mancato cambiamento dello studente
che conosce già a distanza, se non a pelle, il docente che entra in
aula su cosa sa, quanto sa e soprattutto cosa vuole da lui. Ne
consegue, quindi, che un progetto formativo, organico e funzionale,
oggi non può e non deve partire da nobili principi formativi
teorici, piuttosto da spicciole risposte agli interessi
pseudo-culturali dei giovani che apparentemente fanno trend, ma che
possono servire da apri-pista per nuovi e concreti saperi.
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3)
Concorsi per giovani docenti e scuole come centri di aggregazione.
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c)
Ottima l’idea del ritorno ai concorsi per i giovani, senza però
lasciare per strada gli idonei di quelli precedenti ed i precari
storici. Quanto alle scuole “centro di aggregazione” ci dica il
prof. Profumo con appena € 10.900.000,00 di Legge n° 440/97
assegnati quest’anno a tutte le Regioni, come e quando si potrà
elevare l’offerta formativa che è condizione previa per
trasformare le scuole in “centri di aggregazione” e quindi, con
biblioteca scolastica (e magistrale, perché no!), laboratori,
emeroteca, videoteca e palestre aperte in orario aggiuntivo, con
corsi integrativi (e non solo per quelli di pseudo-recupero di 10
ore!), con corsi di perfezionamento e/o di qualificazione secondo
interessi diversi e diversificati. Insomma una scuola open h 12-16
al giorno. Sarebbe bellissimo, ma i soldi, quelli veri, chi ce li
mette? Certamente non il ministro Profumo che alla stressa stregua
del suo predecessore è vincolato ai dictat del MEF, chiunque ne sia
a capo.
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4)
Nuove tecnologie, con le regioni Campania, Puglia, Sicilia e
Calabria chiamate in causa dal Ministro con uno specifico piano di
sviluppo.
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d)
Possiamo anche discutere fino a domani sull’utilità delle nuove
tecnologie, delle LIM, dei libri digitali, e via di seguito.
Possiamo anche partire dal Sud per rilanciare una “nuova scuola”
che a prima vista prelude solo “cambiamento formale” e che
quindi è cosa per diversa della nostra “Buona Scuola” che
implica qualità, ma allo stesso tempo diamo alle Regioni del Sud le
scuole che servono, integrate, funzionanti, funzionali e dotate
soprattutto di un numero adeguato di professionisti (dirigenti,
docenti, personale amministrativo-tecnico-ausiliario).
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5)
Messa in sicurezza degli edifici esistenti e nuova edilizia
scolastica.
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e)
Quanto poi alla messa in sicurezza degli edifici credo che il
ministro Profumo se lo debba porre come problema primario piuttosto
che secondario. Non c’è scuola di qualità o meno, infatti, se
non c’è proprio la scuola, anche se ha le LIM in dotazione
(magari ancora imballate!) o altre tecnologie di moda corrente; se
uno-due piani degli edifici sono da anni dichiarati inagibili; se
non c’è l’abbattimento delle barriere archittoniche; se mancano
i certificati di igienicità, abitabilità e staticità oltre che il
certificato di prevenzione incendi, magari provvisorio; se le classi
sono sovraffollate; se i riscaldamenti non funzionano; se le porte
non si aprono in sicurezza; se i vasistas sono rotti; se i gabinetti
sono inagibili ed i bimbetti di 6-7 anni devono salire due rampe di
scale ( rigorosamente da soli!) per fare una santa e doverosa pipì
a metà giornata! E sia chiaro che non sto parlando delle più
sgarrupate scuole del Sud, isole comprese che mi è capitato di
visitare!
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Sono
questi i motivi che mi fanno storcere il muso dopo la lettura delle
dichiarazioni del Ministro, perché costretto a confrontare il
pensiero-lungo di Profumo con i dati realistici di cui sono in possesso e
che potrebbero avere tutti in mano solo che si cercassero nei posti
giusti, ma soprattutto con serietà ed onestà di intenti. (ninni
bonacasa)
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