Secondo il settimanale “Panorama”, in edicola, gli
studenti del Sud hanno voti più alti, ma sono meno preparati; quelli del
Nord, invece, sono tanto preparati, ma a voti risultano scarsetti. Sarebbe
questo il paradosso della scuola italiana.
Il settimanale - il cui orientamento politico è ben noto - dà forza alla
tesi sostenuta assumendo come risorsa ben due (dico due!) libri che
avrebbero squarciato il velo di questa iniquità: il primo, è “Merito?
No, grazie” di Anna Bianco (Bonanno, 2009); il secondo, “Il capitale
umano” di Piero Cipollone (Il Mulino, 2010).
Da essi, e grazie ad essi, osserva il settimanale, «è possibile farsi
un’idea quantitativa precisa dell’inflazione scolastica, ossia di come
i voti salgano in funzione del tipo di scuola e delle varie zone del Paese».
Qualche esempio. «Gli studenti del Nord-Ovest ottengono mediamente un 3 e
mezzo, quelli del Nord-Est un 4, quelli del Centro un 5+, quelli del
Centro-Sud un 7+, quelli del profondo Sud (Calabria, Basilicata, Sicilia,
Sardegna) un 8. Poiché la maggior parte degli studenti viene promossa,
questo significa che la sufficienza corrisponde, nella varie aree del
Paese, a livelli di preparazione del tutto diversi, con gli studenti
meridionali drammaticamente meno preparati dei loro coetanei del Nord».
Dopo aver esposto tesi di tanta rilevanza, che non c’entrano nulla sulla
qualità della scuola, la didattica e la competenza del docente,
“Panorama” azzarda anche alcune ipotesi sul perché accadrebbe tutto
questo:
1° ipotesi - Gli insegnanti del Sud sono molto indulgenti perché il loro
livello medio di preparazione è relativamente basso, secondo il più noto
Gelminipensiero.
2° ipotesi - E’ anche probabile, però, che i docenti del Sud «tengono
bassa l’asticella perché ritengono (erroneamente) che gli allievi non
siano in grado di fare di più».
Da qui, sempre secondo la testata già citata, quella che viene definita
una doppia ingiustizia: «i ragazzi del Nord sono penalizzati perché
escono dalla scuola con voti troppo bassi, quelli del Sud sono penalizzati
perché escono dalla scuola con una preparazione inadeguata».
Noi non azzardiamo ipotesi, non viviamo di rendita cogliendo fior-da-fiori
dai libri più comodi, e diciamo – come sempre – la nostra, anche a
costo di risultare sgradevoli a qualcuno.
Punto 1 – E’ fuori luogo che il settimanale “Panorama” citi il
ministro Gelmini che, dopo quello che ha detto sulla presunta
impreparazione dei docenti del Sud, ha fatto precipitosa marcia indietro.
Punto 2 – Solo chi non capisce niente di scuola può azzardare la tesi
del buonismo del prof del Sud, a differenza di quelli del Nord. Se i prof
del Nord fossero davvero rigorosi, certe teste di cavolo del Nord non
sarebbero dovuti arrivare alla maturità, sia pure dopo anni di stenti e,
qualcuno anche alla laurea.
Punto 3 – Non esiste un rapporto stretto tra tipologia di istituto
(liceo, istituto tecnico, istituto professionale, ecc.) e permissivismo ad
oltranza; non altrimenti si leggerebbero i dati MIUR di questi anni sulle
maturità.
Punto 4 – La regione di residenza dello studente non
è una variabile da prendere in considerazione per il fatto che
spesso al Sud migrano studenti provenienti dal Nord che sono valutati
esattamente come gli altri. Se fossero scienziati incompresi al loro
paesello, al Sud dovrebbero eccellere, cosa non vera.
Punto 5 – Finora i docenti del Sud definiti tanto buonini, tutti insieme
appassionatamente, hanno fatto comodo ai tanti fuggitivi del Nord che,
proprio al Sud, hanno conseguito titoli facili di ogni tipo e genere.
In conclusione, che senso ha sparare ad alzo zero sulla scuola? Non serve
al Paese, non serve al popolo italiano, non serve neppure a chi scrive con
tanto livore contro i docenti del Sud, forse al solo scopo di riempire
qualche pagina di quotidiano o settimanale.
La scuola, sotto ogni latitudine del nostro Paese, è una cosa seria,
tanto seria, troppo seria; essa non può restare compromessa e/o coinvolta
da analisi più o meno estemporanee o unilaterali; analisi mai ampiamente
documentate e su dati certi.
Per concludere viene anche da chiedersi perché sempre a fine anno i
fatti, i presunti fatti, i fattacci e i presunti fattacci sulla scuola
conquistano immeritatamente le pagine di quotidiani e settimanali, quando
durante l’anno nessuno se ne frega niente della scuola, dei suoi
problemi, della sua sopravvivenza che, guarda caso, riguarda anche gli
alunni, oltre che i professori ed i dirigenti scolastici?
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