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Spunti di riflessione sui problemi della scuola
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Le nuove provettine Invalsi alla scuola media 
e l’imperio gelminiano con la controriforma delle 3 D

2011-10-24//12:00

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Il MIUR, con nota Direttiva n. 87 del 03-10-11, trasmessa con nota del 20-10- 11 ha fissato per l’anno scolastico 2011/2012 i criteri per la predisposizione da parte dell’Invalsi dei testi della prova scritta a carattere nazionale nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione.
La nota precisa che il MIUR procederà, in sede di revisione del Regolamento di valutazione degli studenti ad una revisione complessiva dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione con l’obiettivo è quello di ridurre il numero di prove sostenute dagli alunni potenziando la prova Invalsi.
Secondo la logica imperiale della Gelmini, quindi, si procederà esattamente il contrario di quanto si chiede con sempre maggiore insistenza: l’eliminazione dei test Invalsi dalla prova dell’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione.

Le 3 D della Gelmini: diseguaglianza, diseducazione, disoccupazione

Pesantissima la bocciatura di Giuseppe Caliceti su “l’Unità” di ieri che afferma, fra l’altro che il Ministro anche se “ha cercato di smarcarsi da Berlusconi ammettendo,  per la prima volta, di aver fatto  forse troppi tagli alla scuola. Ma non ha perso il vizio di dire corbellerie.  L'ultima riguarda l'esame di terza media. Ha espresso la volontà di  semplificarlo affidando ai test  dell'Invalsi il compito di accertare  gli apprendimenti di matematica e  di inglese. E lasciando ai singoli istituti  la formulazione dello scritto di  italiano e del colloquio orale. Peccato  che non sia chiara la tipologia delle  prove, né per testare il raggiungimento  di che cosa”.
Una cosa è fare test a fini statistici - afferma Caliceti - un'altra con finalità  valutativa: ma per Gelmini pare  non ci sia differenza, la valutazione  di alunni e studenti assomigliano in  modo preoccupante a un sondaggio o a una indagine di mercato.  Altra questione, continua Caliceti sulla testata già citata, riguarda l’ipotesi che salti l'esame di terza media; in questo caso “che valore avranno  i voti sulla scheda di valutazione  di fine primo quadrimestre? O Gelmini  vuole sopprimere anche le pagelle?”.
Ironia, ma condivisibile la conclusione dell’articolo: “la scuola ridisegnata dalla controriforma  Gelmini appare sempre di più quella delle tre D: diseguaglianza,  diseducazione, disoccupazione”; una scuola sempre più lontana  da quella di cui si parla nella nostra  Costituzione.
(n.b.)

 

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L’ira dell’A.S.A.Si. sul concorso per Dirigente Scolastico

2011-10-23//12:00

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Secondo l’A.S.A.Si. l’unica pecca che avrebbe il concorso per Dirigenti Scolastici in fase di espletamento e su cui tutti, noi compreso, abbiamo speso fiumi di parole per denunciarne fragilità, incoerenza e cattiva gestione, sarebbe solo nell’abbassamento dell’anzianità (da 7 a 5 anni) perpetrato secondo una “logica sindacale tesa ad abbattere ogni residuo di argine di qui a pochi anni”.
Lo scrive il Dirigente Scolastico, ex congelato del concorso ordinario 2004 celebrato in Sicilia, Giampiero Finocchiaro, nella “Letterina A.S.A.Si n. 295 del 20-10-2011, affermando che “pedagogicamente e culturalmente, siamo contro lo smantellamento di ogni soglia e argine, in ogni settore sociale e professionale, come va accadendo da decenni a questa parte. I muri e le barriere, invece, resistono”.
Finocchiaro sottolinea anche che “contro il ‘requisito’ del servizio di ruolo pregresso, si è
scagliato ancora una volta il martello dei ricorsi promosso dalle solite associazioni sindacali professionali”; non dice quali, ma sappiamo però bene a chi si riferisce! Da quanto sopra discende un ardito distinguo fra gli odierni ricorsi definiti illegittimi e i precedenti ricorsi del già citato concorso del 2004, ritenuti tutti legittimi, almeno a suo dire.
Se l’Autore, uscendo dal pedagogese entrasse nel diritto puro saprebbe che il ricorso, legittimo o illegittimo che sia al mondo intero, si avvia se qualcuno ritiene che sia stato leso un diritto. Quindi, non ci sono buoni-ricorsi-legittimi, come quelli del precedente concorso, per esempio, e cattivi-ricorsi-illegittimi come quelli di adesso!
La verità è che il bando di concorso odierno, oltre allo sconto da 7 a 5 anni di servizio, nonostante la “sapienza” ministeriale e il vaglio del Cnpi è equivoco e lacunoso (quante ore dovranno durare le prossime 2 prove scritte?) e la nota MIUR, a firma del Direttore Generale Luciano Chiappetta, che avrebbe dovuto chiarire i punti deboli del bando ha ancor più complicato la vita a tanti candidati che ritenendosi colpiti ingiustamente, sono usciti allo scoperto con impugnative più o meno condivisibili, appoggiate da associazioni che guarda caso si preoccupano solo di fare tessere ed incassare consenso facile, alla stessa stregua di quelle che sembrano avere la puzza sotto il naso, quando – per esempio - affermano di essere le sole capaci di fare formazione vera, mentre il restante mondo professionale e formativo non lo saprebbe fare!
Lungi da chi scrive questa nota e anche da Ceripnews appoggiare l’Anief come altre associazioni e come tanti avvocati d’assalto che hanno scoperto il filone d’oro della scuola con i ricorsi più o meno facili, ma è altrettanto vero che “reinterpretare le istruzioni MIUR, presentando la domanda di partecipazione pur sapendo di non avere il requisito richiesto e inoltrando contemporaneamente ricorso al TAR” è costume vecchio nel mondo della scuola, quanto meno siciliana.
Forse il giovane Dirigente Scolastico autore dell’articolo non sa che nel concorso riservato dedicato ai presidi incaricati celebrato qualche anno addietro, i requisiti di accesso in ragione degli anni di presidenza erano ben definiti; tanti, pur non avendoli, ci hanno provato lo stesso e in un modo e nell’altro ci sono riusciti e sono suoi colleghi, gli piaccia o no. Come sono suoi colleghi (il tutto fra una sospensiva prima e una sanatoria dopo) coloro che non avevano mai visto una presidenza in vita loro e con arrampicate avvocatesi da decimo grado, hanno sostenuto che alcune attività/funzioni/incarichi conferiti per la loro complessità, erano analogabili all’incarico di presidenza.
Unitamente a stigmatizzare il comportamento di concorrenti ritenuti d’assalto, che poi diventano colleghi e forse iscritti (perché fa sempre comodo!), perché allora non censurare anche il comportamento di certi giudici amministrativi che invece di assecondare istanze di presunto danno patrimoniale ed opinabili lesioni di diritto soggettivo, non entrano nello spirito e nella lettera del bando e lo applicano senza tanti distinguo? E relativamente al concorso in corso, oltre alla svendita sugli anni di ruolo, perché non denunciare anche una preselezione orchestrata dal MIUR solo per tagliare con l’accetta aspiranti candidati e portare a poche unità gli ammessi alle prossime prove?
Dato che scriviamo da Palermo si può affermare che si poteva procedere più facilmente con l’arriffo che si pratica al Capo o alla Vucciria, che tradotto in lingua italiana, significa effettuare un facile sorteggio di numeri pari o dispari. Sarebbe stato più sbrigativo e meno umiliante per migliaia di candidati, per l’approccio alla stessa prova alquanto opinabile in termini di fattibilità e soprattutto per le condizioni di invivibilità che hanno subito durante la prova stessa per colpa di vigilantes e responsabili poco affidabili. Tutto questo, però, Giampiero Finocchiaro non lo scrive nell’articolo, e forse comprendiamo anche perché.
(ninni bonacasa) 

 

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Titanic-economia all’italiana

2011-07-15//12:00

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Il ministro Tremonti scopre solo ora che siamo tutti imbarcati, anche se di malavoglia, sul Titanic e lascia prefigurare che l’affondamento è scontato se non si interviene drasticamente sul debito pubblico.
Ovviamente a salvarsi saranno quelli in possesso di salvagente personale o già ben sistemati nelle poche scialuppe di salvataggio: i parlamentari nostrani appartenenti a tutti i partiti politici e movimenti connessi, e possiamo dirlo senza paura di essere accusati di qualunquismo!
Così tagli e ritagli per salvare il Paese; peccato, però, che nonostante i tagli lineari – perché di fatto ancora una volta così si è operato! - il debito continui a crescere perché i costi non sono sotto controllo e ogni possibile manovra risulta inefficace, se non perdente, a tutto danno dei cittadini italiani, lavoratori, famiglie e pensionati in testa: gli unici che ci rimettono per adesso, vuoi che si tratti di uno, cento o mille euro, poco importa!
Per non parlare dei ticket per le visite specialistiche e gli interventi da codice bianco al pronto soccorso, come se in questi posti ci sia vada per divertirsi un po’ magari aspettando ore ed ore in astanterie stracolme e spesso puzzolenti, con buona pace degli assessori regionali alla sanità di turno che continuano ad affermare che tutto va bene, anzi …
Per quanto riguarda gli sprechi della politica, ovviamente, nessuno osa parlarne: non si parla più di tagliare le province (ma lo hanno detto tutti in campagna elettorale!), oppure gli stipendi dei parlamentari ed i loro benefit diretti e indiretti; non si parla di operare tagli importanti ai loro stipendi in caso di doppia attività ben remunerata e nessuna parola dell’eliminazione delle auto di rappresentanza, dei portaborsa, per non parlare delle pensioni maturate con la sola fatica di essere parlamentare, ecc., ecc.
Dopo tutto sarebbe davvero un problema grave pensare di tagliare se stessi (quasi una sorta di autocastrazione!), meglio tagliare a piene mani agli altri … magari continuando ad affermare che non sono state messe le mani nelle tasche degli italiani.
Per restare al mondo della scuola. è più facile tagliare gli organici della scuola e le presidenze (tanto nessuno parla e chi parla non ottiene nulla in concreto!), è più facile tagliare o bloccare i posti dei precari da immettere in ruolo, condizionando le assunzioni al costo effettivo delle supplenze dell’anno precedente (invarianza delle spese); è certamente più facile ridurre gli stanziamenti per il funzionamento della scuola pubblica statale purché si salvino quelli delle scuole private/paritarie, laiche o cattoliche che siano. E così via.
(elio palumbo)

 

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Dirigenza scolastica rètro: no alla cultura sindacale;
meglio un sano qualunquismo!

2011-07-04//12:00

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Secondo il presidente regionale ASASI, dirigente scolastico Roberto Tripodi, i corsi organizzati da questa Associazione tutti mirati ad “alto senso dello Stato, difesa dell’utenza e dell’Amministrazione, massima professionalità” hanno un taglio diverso da quello dei corsi organizzati dai sindacati (sic!).
E siccome non basta la prima affermazione, peraltro del tutto gratuita, pubblicata su “ La Letterina ” n. 287 del 30/06/2011, si azzarda ad affermare che “chi debba svolgere un ruolo direttivo o dirigenziale non possa essere guidato da una cultura sindacale”.
Il presidente Tripodi afferma anche che bisogna “dare a Cesare quel che è di Cesare. È nostro modesto parere che nella scuola non vi sia nulla di peggio di un dirigente formato alla cultura del sindacato di base o confederale”.
Ed a seguire altra lezioncina non richiesta: “il dirigente deve porsi al servizio della Costituzione, della Legge, del Parlamento, del Governo, non cavalcare sterili contestazioni, cercare facili consensi, aggirare la norma, favorire i moti studenteschi (…)”.
Di conseguenza, il presidente ASASI (e speriamo solo lui!) ipotizza un dirigente scolastico  tanto qualunquista da non avere bisogno di alcuna cultura sindacale e  forse neppure della tessera (tranne poi a cercare le OO.SS. confederali e non, quando fa comodo, magari per chiedere interventi, anche pesanti, quasi come atto dovuto!), poiché solo chi non ha cultura sindacale non dà spazio alle “facili contestazioni”, non cerca “facili consensi”, non “aggira la norma”, non favorisce i “moti studenteschi”.
Scontato dedurre, a questo punto, che per il presidente ASASI solo quelli formati ad un sano qualunquismo culturale-politico-sindacale hanno titolo a governare la scuola dell’autonomia con alto senso dello Stato, in difesa dell’utenza e dell’Amministrazione, con la massima professionalità e, soprattutto, senza aggirare la norma. Gli altri, ovviamente, sono ben altro, sono all’opposto!
Il presidente Tripodi afferma infine: “Ciascuno faccia le sue scelte”, e siamo d’accordo con lui, ma con una nostra modesta appendice: … e soprattutto che siano scelte consapevoli!
(n.b.)

 

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