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CERIPNEWS//LA NOTA//XVII//31-10-2017//06:00//NODE 3249
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Scuola, il costo della crisi

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Dal 2010 lo stipendio medio reale nella scuola ha perso il 12,4% del potere d’acquisto
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Dal 2010 lo stipendio medio reale nella scuola ha perso il 12,4% del potere d’acquisto. Non lo afferma un sindacato di categoria, bensì il quotidiano economico “Il Sole 24 Ore” (“Statali, alla scuola il conto maggiore della crisi” di Gianni Trovati in “Il Sole 24 Ore” del 30 ottobre 2017).
Ora che i tavoli di contrattazione  sono aperti per il Pubblico impiego, scuola compresa, la torta complessiva da dividere è di 2,85 miliardi (1,7 mld/euro nella Legge di Bilancio + 1,15 mld/euro accantonati nelle 2 ultime Finanziarie), ma bisognerà fare i conti con la realtà della crisi ancora non superata ed i quasi 10 anni di stallo contrattuale a cui si è sopperito nella scuola, ma non per tutti, con la Carta del Docente, il bonus da 500 euro all’anno (per acquisto di libri, software, partecipazione a corsi di formazione, ecc.).
A scuola, scrive Trovati, è atteso anche il primo passo che avvicinerà gli stipendi dei dirigenti scolastici a quelli degli altri dirigenti pubblici, “con un aumento che entro il 2020 dovrebbe arrivare a 400 euro e che fa storcere il naso agli insegnanti”.
A questo proposito ricordiamo che parte di essi, tramite associazioni ed aggregazioni varie, chiedono almeno 200 euro al mese ed invitano i sindacati rappresentativi e firmatari dell’Accordo di novembre 2016 a non firmare il nuovo contratto al ribasso. Un chiaro avvertimento che dopo l’incontro tecnico di ieri, si svilupperà a partire dall’8 novembre p.v. e con altri incontri nello stesso mese e nel prossimo mese di dicembre.

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NODE-3236-ALLARME-BULLISMO

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CERIPNEWS//LA NOTA//XVII//30-10-2017//06:00//NODE 3236
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Allarme bullismo anche alla primaria

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Finora tre casi scoperti a Torino, Napoli e Roma
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Amnesty International Italia, tramite il suo portavoce Riccardo Noury, ha denunciato casi di bullismo anche nella scuola primaria. Sul tema occorre intervenire – afferma il portavoce dell’Associazione - con la massima urgenza “a partire dalla scuola dove non esistono veri progetti di integrazione e scambio culturale, tranne rare eccezioni, ma dove spesso affiorano e si radicalizzano prepotenze sui compagni di classe, che si traducono presto in bullismo, anche per via di quello che sentono in famiglia e/o in televisione, dove trova spazio, purtroppo, il linguaggio politico divisivo: noi e loro, italiani da una parte e stranieri dall’altra. Questo linguaggio che finisce per riverberarsi sui bambini che assorbono come spugne quello che sentono dire a casa, sui media, nei social e dal mondo degli adulti”.
Osserva ancora Noury che spesso gli adulti minimizzano gli episodi di bullismo e sarebbe opportuno che oltre a preoccuparsi della performance scolastica e/o sportiva dei figli, diventassero “sentinelle della discriminazione”. Non a caso esistono casi in cui le vittime o gli autori hanno perfino 7 anni, parte quindi dalla scuola primaria e va a colpire quelle che sono le fragilità dei bambini.

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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 28-10-2017 // 06:00 // NODE 3224
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OO.SS.- Governo, dalle speranze alle delusioni

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Ancora una penalizzazione per i pensionati  “non poveri”, ai quali viene confermata una autentica patrimoniale, peraltro non estesa al variegato mondo stipendiale ed ai medi-grandi patrimoni
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Un anno fa, o quasi, dopo un lungo periodo di ostentata indifferenza verso le OO.SS. (Governo Renzi ), riprese un periodo di confronto su questioni cruciali ed importanti per il mondo del lavoro pubblico e dei pensionati.
Con l’Intesa del novembre 2016 tra OO.SS. rappresentative del settore del Pubblico Impiego e Governo si definirono i paletti per il rinnovo contrattuale del P.I., (non più procrastinabile anche per la sentenza della Consulta), definendone gli importi di massima (85 euro lordi  medi) e prevedendo la revisione di  alcuni aspetti penalizzanti della legge Brunetta, anche in vista dell’emanazione dei decreti attuativi della legge Madia (ennesima riforma del lavoro pubblico).
Per le questioni previdenziali furono attivati ed hanno lavorato tavoli tecnici per attenuare i peggiori aspetti della legge Fornero e di altre precedenti: l’automatismo dell’elevazione dell’età pensionabile alle triennali verifiche sulle aspettative di vita, le future pensioni dei giovani, la possibilità di uscita anticipata per particolari categorie, la revisione del meccanismo di rivalutazione delle pensioni).
A distanza di un anno le delusioni registrate sono tante a fronte di tante speranze derivanti da un rinnovato clima apparentemente positivo di relazioni politico – sindacali.
Ha vinto, ancora una volta, la “ragion di Stato“, identificabile nell’osservanza dei vincoli di bilancio, stretti tra debito pubblico (in inarrestabile aumento) e impegni/obblighi europei.
Per la previdenza le novità dell’APE social sono state “sterilizzate“ dalla rigida interpretazione dell’Inps - 70% delle istanze respinte -, mentre l’APE volontaria deve ancora, operativamente, vedere la luce.
Nel frattempo (... nonostante mesi di confronto continuo tra OO.SS. e Governo e tardivi ripensamenti partitici ...) viene confermata l’elevazione dell’età pensionabile - 67 anni a partire dal 2018 – e la Consulta, chiamata a decidere sui ricorsi per la perequazione delle pensioni, afferma che
che la norma realizza un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”.
Sono pertanto state respinte le 15 censure di incostituzionalità sollevate da alcuni tribunali e da una sezione della Corte dei Conti, una delle quali riguardava proprio la “ragionevolezza del decreto”.
Ancora una penalizzazione per i pensionati  “non poveri”, ai quali viene confermata una autentica patrimoniale, peraltro non estesa al variegato mondo stipendiale ed ai medi-grandi patrimoni ... pagano sempre gli ultimi e meno difesi !?!
Per il lavoro pubblico le speranze di una ‘robusta‘ rivisitazione della legge Brunetta sono state ‘limate‘ dai decreti attuativi della legge Madia, con qualche delusione di troppo nel vasto mondo sindacale.
Per il rinnovo contrattuale e dopo i primi atti di indirizzo all’Aran l’intesa sugli 85 euro lordi mensili – netti quasi 50? – comincia ad essere percepita come una vera e propria beffa da parte dei lavoratori, la cui rabbia appare sempre più evidente a fronte di quasi dieci anni di vacanza contrattuale e dell’irrisolto nodo dei percipienti il bonus Renzi di 80 euro.
Cresce l’insofferenza, specie nel mondo della scuola, anche di fronte alla notizia di ben altri aumenti per i dirigenti scolastici.
L’impressione è che stia montando una sorta di protesta generalizzata ed ‘arrabbiata‘ che ricorda (per chi ne ha memoria) la diffusa  reazione verso il concorsone di Berlinguer.
Le maggiori OO.SS., fiutando l’aria di tempesta, hanno cominciato a preparare un ‘autunno caldo‘ ... basta leggere il volantino di Cgil-Cisl e Uil sulla legge di bilancio per le assemblee da realizzare in tutti i luoghi di lavoro e in tutti i comuni per i pensionati . Chi vivrà vedrà!
Alla prossima puntata di questa ‘brutta e non esaltante‘ telenovela! (angelo prizzi)

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node-3215-profughi-immigrati-stranieri-e-clandestini

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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 27-10-2017 // 06:00 // NODE 3215
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Profughi, immigrati, stranieri e clandestini, tutti uguali!

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“Se anche i sussidiari della scuola elementare definiscono ‘clandestini’ i ‘migranti’ che sbarcano sulle coste italiane, si capisce quanto ancora sia lunga (e impervia) la strada della lotta alle discriminazioni nella scuola, luogo che, invece, dovrebbe essere accogliente e inclusivo”
[Paolo Ferrerio su”Avvenire” del 26/10/2017]
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Ha conquistato le pagine dei quotidiani nazionali cartacei, televisivi e web un brano di un sussidiario della quinta classe in uso nella scuola primaria sotto accusa per aver creato un mix pericoloso tra stranieri, profughi, immigrati e clandestini, come se fossero la stessa cosa, mentre secondo gli autori del libro contestato “è stata fotografata la realtà”, o almeno quella percepita!
Peccato che questa realtà sia stata solo gradita al segretario della Lega Matteo Salvini, che apprezzando oltre ogni misura la pagina del sussidiario, non solo si chiede perché si sia fatto tanto clamore per la parola “clandestino” e non per corrispondenze connesse (sarebbe davvero troppo!), ma entusiasticamente annuncia che acquisterà cento copie del sussidiario sotto accusa per regalarlo ad insegnanti e bambini!
Sarebbe davvero clamoroso, pur se nello stile del leader leghista peraltro non nuovo a sparate del genere, e c’è solo da sperare, se la donazione si dovesse concretizzare, che insegnanti e alunni, facciano barchette e aeroplanini con la pagina incriminata, per non dire altro.

La frase incriminata
«È aumentata la presenza di stranieri provenienti soprattutto dai paesi asiatici e dal Nordafrica. Molti vengono accolti nei centri di assistenza per i profughi e sono clandestini, cioè la loro permanenza in Italia non è autorizzata dalla legge».
Questa la frase del sussidiario per la quinta elementare che ha provocato le reazioni scandalizzate, fra gli altri, dell’ex sindaco Pd di Lampedusa, Giusy Nicolini.

 

Reazioni opposte
Simona Malpezzi, responsabile scuola del Pd, con altri parlamentari di altri partiti, ha presentato un’interrogazione alla ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli per sapere come intenda intervenire.
Il leader della Lega, Matteo Salvini, viceversa, ha annunciato che acquisterà “almeno cento copie del sussidiario” da distribuire agli insegnanti e agli alunni, per puntualizzare il concetto di “clandestino”.

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Ma c’è di più, dà man forte a Salvini, guarda caso, il quotidiano “Libero” che afferma che “il libro dice solo la verità sui profughi”! L’ex sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini del Pd, si chiede se siano questi i testi più idonei per formare i cittadini di domani e la ministra Fedeli, a tal uopo interrogata, annuncia “un confronto aperto con l’Aie perché si attivi per le opportune verifiche”.
Tirare in ballo gli insegnanti che hanno adottato il libro di testo a cui probabilmente, assieme a tanti altri, hanno dato appena uno sguardo in generale ignorando strafalcioni e contenuti fuorvianti di questo genere, sarebbe troppo! A meno che, chi ha adottato il sussidiario, non la pensi allo stesso modo di autori, leghisti, fascisti; insomma xenofobi in generale.
Opportuno e doverose il commento di Paolo Ferrario che, sul quotidiano “Avvenire” di ieri, scrive: “Se anche i sussidiari della scuola elementare definiscono ‘clandestini’ i ‘migranti’ che sbarcano sulle coste italiane, si capisce quanto ancora sia lunga (e impervia) la strada della lotta alle discriminazioni nella scuola, luogo che, invece, dovrebbe essere accogliente e inclusivo”. (ninni bonacasa)
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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 26-10-2017 // 06:00 // NODE 3205
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Allarme istruzione dall’Onu

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263 milioni di bambini in età scolare non vengono istruiti
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Il relatore speciale sul diritto all’istruzione Koumbou Boly Barry, ha lanciato un drammatico allarme all’Onu: in tutto il mondo 263 milioni di bambini in età scolare (di cui 61 milioni alle scuole primarie) non vengono ancora istruiti, portando a livelli elevatissimi l’analfabetismo e la discriminazione.
Leggendo il quotidiano “L’Osservatore Romano” di ieri, apprendiamo che nell’Africa subsahariana e nel sud dell’Asia, più del 70% dei ragazzi non frequentano le scuole elementari né le scuole secondarie; questi bambini – ha affermato Boly Barry – spesso si trovano anche ad affrontare discriminazioni a causa della loro situazione economica o geografica o per il loro back-ground culturale, linguistico o etnico; altri diventano migranti, rifugiati o sfollati.
Per Boly Barry, gli stati non solo devono garantire che le scuole forniscano pari opportunità a tutti per accedere all’istruzione, ma devono anche garantire che gli alunni ricevano il sostegno necessario quando sono a scuola. I governi devono anche portare avanti politiche e leggi inclusive, che eliminino le discriminazioni.
Fermo restando che le sforzo primario spetta ai governi, tuttavia la comunità internazionale deve fornire un sostegno politico, finanziario e tecnico per assistere i governi nell’avviare programmi di educazione equi e indirizzati a tutti.
Questo sforzo da compiere entra nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’Onu.

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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 25-10-2017 // 06:00 // NODE 3193
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Licei quadriennali nella bufera

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La Flc Cgil annuncia ricorso sulla sperimentazione che sembra avere un solo obiettivo:
risparmiare i costi di un anno di studi
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La Flc Cgil annuncia ricorso sulla sperimentazione che sembra avere un solo obiettivo: risparmiare i costi di un anno di studi ed inoltre sembra connotata da mancanza di presupposti scientifici e, quindi, è destinata ad aggravare le disuguaglianze sociali senza intervenire sui problemi, a partire da quello grave della dispersione scolastica”.
Secondo la Flc Cgil, ci sono tutte le condizioni per impugnare l’Avviso pubblico sulla sperimentazione dei licei e degli istituti tecnici quadriennali che avrebbe un solo scopo: risparmiare i costi di un anno di studi!
Peraltro, secondo il Sindacato di via Leopoldo Serra, il Miur si guarda bene dal rispondere alle seguenti domande:
- Quali sono i bisogni che dovrebbero orientare i singoli progetti e a cui la sperimentazione intende dare risposte?
- Quali sono gli esiti delle sperimentazioni dei percorsi quadriennali già autorizzati o conclusi?
- Quali sono state le ricadute?
- Qual è il miglioramento che si vuole realizzare rispetto ai percorsi quinquennali?
- Quali sono i miglioramenti che la sperimentazione si propone anche rispetto ai percorsi quadriennali già autorizzati?
- Quali sono le convinzioni scientifiche offerte alla riflessione delle istituzioni scolastiche per orientarne la progettazione e in base alle quali il Miur è convinto dell’utilità del modello?
- Come sarà possibile ricondurre ad unità le cento sperimentazioni sulla base degli scarsi elementi identitari del progetto stesso contenuti nell’Avviso pubblico dato i modelli sono singoli?
Inoltre, ma non è secondario, la sperimentazione dei percorsi quadriennali si conferma “riservata” a quelle poche scuole che potranno dichiarare, sotto la responsabilità personale del dirigente scolastico, di possedere tutte le risorse economiche e professionali, tali da poter sperimentare l’ innovazione senza “oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato”.

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CERIPNEWS // LA NOTA  // XVII // 24-10-2017 // 06:00 // NODE 3180
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La scuola 2.0 è ancora un sogno!

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Il 60% delle scuole comunica ancora con il fax, il 15% dei docenti
non ha la connessione Internet nemmeno a casa
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Secondo Supertab, il progetto rivolto alle scuole primarie d’Italia, il 60% delle scuole comunica ancora con il fax e non con le mail e il 15% dei docenti non ha la connessione Internet nemmeno a casa.
Se la situazione reale è questa, la scuola 2.0 resta un miraggio, mentre il Miur dopo aver investito 8,4 mln/euro nella formazione degli “animatori digitali” spera che, grazie al loro intervento, le scuole si lancino nell’impresa dell’innovazione tecnologica.
Certo con 1.000 euro da spendere in servizi web non si fa moltissimo, soprattutto se si tratta di fondare i sistemi tecnologici a scuola e non solo di ammodernarli, però è un primo segna le verso il cambiamento, almeno per i docenti, dato che gli studenti già possiedono ed usano con disinvoltura smartphone, computer e iPad.
In ogni caso, l’obiettivo primario della scuola non è quello di alfabetizzare gli alunni all’informatica, ma sfruttare la Rete per farli apprendere meglio e, soprattutto, per non restare condizionati (=plagiati) da essa.

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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 23-10-2017 // 06:00 // NODE 3167
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Le sparate della Ministra

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Valeria Fedeli a ruota libera su alternanza, bocciature e contratto
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Secondo la Ministra Valeria Fedeli devono essere le scuole a controllare che nelle ore di alternanza scuola-lavoro gli studenti non vengano sfruttati. Lo ha affermato a Benevento durante un incontro con la Flc Cgil, e quando gli studenti hanno affermato di non voler essere sfruttati la Responsabile del Miur ha replicato candidamente che “durante gli stage gli studenti non devono lavorare” ed è compito delle scuole vigilare sull’articolazione e l’andamento delle ore di stage, quindi dei tutor che non vigilano, come ha anche affermato il segretario del Pd, Matteo Renzi (“Se trovi un caprone che te la fa fare male perché è un imprenditore che pensa solo a sfruttare i ragazzi, o un tutor non ti sta dietro, la colpa non è dello strumento”). Bella scoperta!
Secondo la Ministra il prossimo Statuto delle studentesse e degli studenti sarà uno strumento normativo utile per imporre le regole di comportamento e di organizzazione degli stage. Un documento a cui dovranno conformarsi le aziende accoglienti. Sempre lo vogliano … ma questo la Ministra non l’ha detto!
Non contenta di quanto sopra, ne ha sparato una delle sue sulle bocciature, affermando che le scuole devono funzionare in autonomia e in qualità = nessuna incursione da parte di terzi (genitori, associazioni, magistratura, ecc,). Belle parole, anche in considerazione che secondo la Ministra ciascuno deve fare il suo mestiere, e per strappare qualche consenso in più, con evidente riferimento alla sentenza del TAR del Friuli Venezia Giulia che ha ammesso alla classe successiva un alunno bocciato, a seguito di colossali vizi di forma, ma non solo, s’è guardata bene da rammentare alla scuola che per evitare incursione della magistratura, sarebbe bene che certi atti, certi verbali e certe notifiche venissero fatte e scritte in forma corretta! Altrimenti, chiunque ha il diritto di ricamarci sopra, compreso i genitori scontenti e/o delusi, gli avvocati arraffa-parcelle e gli stessi giudici costretti spesso a giudicare ed accogliere censure solo per gravate da vizi formali.
E per finire, assieme alla Ministra Madia ha affermato che avendo inviato l’Atto di indirizzo all’Aran l’apertura della contrattazione partirà subito e il contratto si potrà rinnovare entro la fine dell’anno: “ci sono sia i tempi che le risorse per farlo”.

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Non ne siamo convinti: i tempi non sono così ampi come affermano le due Ministre e meno che mai ci sono i soldi, pochi o molti che siano, ed in effetti sono pochissimi! E sempre che il comparto dell’Istruzione e della Ricerca che comprende: i dipendenti della scuola (dirigenti, docenti, educatori, amministrativi, tecnici ed ausiliari) e dell’Afam-Alta formazione artistica e musicale, si accontentino, dopo quasi dieci anni di blocco, di appena 40 euro nette medie al mese di aumento. Quanto all’area dirigenziale della scuola, dopo il timido avvio della perequazione del salario con uno stanziamento che al netto porterà nella parte fissa della busta paga 400-500 euro netti, con grande soddisfazione di qualche sigla sindacale (sic!), bisognerà capire se e cosa arriverà dal rinnovo contrattuale che si ipotizza possa scaricare le restanti somme destinate alla parte variabile (risultato).
Restano a secco gli studenti che chiedevano l’abbassamento delle tasse (che invece sono aumentate in anno di circa 54 euro in media, su scala nazionale) e più borse di studio (9 studenti su 10 pagano le tasse universitaria anche se idonei per l’esonero delle stesse per incapienza del budget) ed anche i dottori di ricerca che speravano in un minimo aumento del loro assegno. In sostanza l’unica misura di portata rilevante è l’aumento del numero dei ricercatori per atenei e enti da assumere che passa da 1.000 a 1.500. La Cgil ha già annunciato una mobilitazione per il 7 novembre prossimo per protestare contro la mancata stabilizzazione dei precari della ricerca, solo 300 posti negli enti di ricerca a fronte di migliaia di precari. (ninni bonacasa)


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CERIPNEWS //  LA NOTA // XVII // 21-10-2017 // 06:00 // NODE 3146
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La Sicilia, nelle mani di chi?

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Pregiudicata la peculiarità educativo-didattica della scuola in dimensione regionale 
e permane una pesante realtà politica, sociale, economica e scolastica a-rischio fallimento programmato e scientificamente pianificato
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La partita elettorale siciliana, a parte i risvolti politici e la risonanza elettoralistica, riguarda il mondo della scuola e della formazione nel suo complesso, visto che – piaccia o no – siamo in una Regione a Statuto Speciale.
Non tanto si dirà, eppure proprio su scuola e formazione si fa la differenza, almeno per noi! In assenza di una legge sul diritto allo studio, alla formazione e alla prima occupazione (=lavoro), con tutte le conseguenze a cascata, dobbiamo seriamente chiederci in mano di chi finirà il governo della Regione per i prossimi anni.
Ciò, sia chiaro, non perché si rimpiange l’epopea crocettiana, e nemmeno quelli che sono arrivati prima di lui, ma per sapere come mai nessuno dei candidati governatori, a parte le fanfaronate elettorali, abbia presentato un vero portfolio sulla scuola e la formazione, quanto meno per mandare agli elettori un segnale di svolta rispetto al plof di Crocetta e dei suoi assessori, che sulla materia, finora si sono occupati – peraltro in modo fallimentare! – di formazione professionale, dimensionamento della rete scolastica con appena tre decreti di rettifica e di calendario scolastico riveduto e corretto soltanto per ben tre volte. E nulla più!
Né tanto meno hanno speso una sola parola sulle scuole siciliane sgarrupate, qualche volta imbellettate solo nelle facciate e spacciate per “scuole belle”, però prive di manutenzione ordinaria e straordinaria, con riscaldamenti che non funzionano, con servizi scadenti, con palestre inesistenti o inagibili, con muri costruiti con cemento depotenziato e, soprattutto, con certificazioni inesistenti compreso quelle relative al rischio sismico, pur essendo la nostra una terra di terremoti.

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Certo la colpa non è solo dei politici di ieri, di oggi, e futuri, è anche colpa nostra che da cittadini non solo non siamo stati capaci di difendere gli interessi legittimi dei nostri figli e nipoti contro una classe dirigente che si è occupata solo degli affari suoi, ma quello che è peggio è che si lascia ai posteri una pesante realtà politica, sociale, economica e scolastica a-rischio fallimento programmato e scientificamente pianificato!
Quanto al funzionamento amministrativo-didattico, si continuano ad erogare sempre meno risorse (si sbaglia anche l’anno di riferimento nella nota in merito!), peraltro scompensate tra i vari ordini e gradi di scuola e senza che nessuno dei soggetti interessati (Parlamento regionale, Assessorato all’Istruzione e OO.SS. Scuola) si siano mai posti il problema, dimenticando facilmente che la sopravvivenza è condizione essenziale di un corretto funzionamento del sistema scuola.
Non è secondario rilevare anche che la mancanza di una legge sul diritto allo studio e alla formazione, finisce per pregiudicare formativo parallelo agli obiettivi nazionali.
Insomma, la scuola siciliana marcia a scartamento ridotto, mentre proprio perché incardinata in una Regione a Statuto Speciale, dovrebbe e potrebbe fare cose eccezionali, solo che si volessero e si sapessero pianificare a livello politico e programmatico.
A pochi giorni dalle prossime elezioni e dalle intenzioni di voto, che comunque lasciano il tempo che trovano, mi chiedo se i candidati Micari, Fava, Musumeci, Cancelleri e La Rosa abbiano consapevolezza del posto e del ruolo che aspirano a conquistare e se e quando acquisiranno ancora di più la piena consapevolezza dei mali dell’Isola, scuola compresa. (ninni bonacasa)


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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 20-10-2017 // 06:00 // NODE 3135
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La bocciatura s’ha da fare, oppure no?

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Il TAR Lazio conferma la non ammissione di un alunno, quello di Trieste invece promuove //
C’è già chi parla di “invasività inopportuna” della Magistratura
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Una famiglia che aveva fatto ricorso al TAR Lazio impugnando l’esito dello scrutinio finale relativo al loro figlio che era stato bocciato, censurando la violazione degli articoli 2, commi 6 e 9, 4 commi 2 e 3,5, 6, 7 e 8 dell’Ordinanza Ministeriale n. 92 del 5 novembre 2007; più altre violazioni come quella del PTOF, delle “Modalità di recupero dei debiti formativi”; la violazione dell’art. 4, comma 6 del D. Lgs. n. 122 del 2009, denunciando eccesso di potere per contraddittorietà tra atti del medesimo procedimento e per ingiustizia manifesta, per difetto di istruttoria, carenza di motivazione, incongruenza ed illogicità manifeste, è risultata soccombente davanti al Tribunale romano (Sezione III bis / Sentenza del 15-09-2017, n. 9735) che si è pronunciato affermando il principio del giudizio insindacabile del Consiglio di classe espresso in sede di valutazione scolastica. Il Tribunale Amministrativo ha osservato altresì che in ambito scolastico non possono in alcun modo incidere sulla legittimità del giudizio finale di non ammissione di un alunno agli esami di stato o alla classe superiore l’incompleta, carente o, addirittura, omessa attivazione dei corsi di recupero da parte della scuola.
Mentre il TAR del Lazio boccia, quello di Trieste promuove a buon diritto, a quanto pare, perché ilk genitore separato ma con affido congiunto, pur se aveva avanzato richiesta di essere notiziato periodicamente sull’andamento scolastico del figlio, non aveva mai ricevuto adeguata informazione e, di conseguenza, non aveva potuto attivare strumenti utili per recuperare i deficit del figlio.
In effetti, presentandosi ad un incontro con i prof, gli erano stati rappresentate alcune criticità, ma l’unico contatto con la scuola – ad avviso del ricorrente dei giudici amministrativi – non solo non può considerarsi sufficiente a rappresentare la gravità della situazione scolastica, perché non era seguita altra comunicazione ufficiale in corso d’anno. Quindi è anche pretestuoso, adesso, annunciare appello tramite Avvocatura dello Stato da parte dell’amministrazione scolastica soccombente.

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Fin qui i fatti nudi e crudi, senza alcun commento di merito non solo perché non si conosce tutto il dispositivo di entrambi i casi, e in ogni caso le sentenze non si commentano, si applicano e basta, ma perché ci preme fare il punto sullo status dirigenziale che sembra colpito nella sensibilità professionale in merito alle varie entrate “a gamba tesa” da parte della giustizia amministrativa nel mondo della scuola.
In merito registriamo due ben distinte posizioni e categorie professionali: le vittime e gli ignavi.
I primi, con in testa qualche associazione professionale, lamentano che ormai il contenzioso a scuola è continuo e inarrestabile e lamentano anche il fiato sul collo della Magistratura per questo e altro fatto, “mentre lo specifico della scuola è la didattica e la valutazione”; i secondi, gli ignavi, che forse sono la maggioranza, da dirigenti scolastici davvero piccoli, invece, usano le ordinanze e le sentenze del TAR come parafulmine per ottemperare senza assumersi responsabilità alcuna discendente dalla funzione dirigenziale (p.e. ore di sostegno negate immotivatamente, bonus negato ad uno e concesso all’altro senza criteri oggettivi, bocciature non supportate da adeguate motivazioni e solo per clamorosi errori formali nei giudizi e nei verbali, ecc.).
Allora dobbiamo dirlo senza remore: la funzione dirigenziale oggi è più complessa di prima per il semplice fatto che è diverso lo status del preside. Prima dell’autonomia, peraltro conquistata a fatica, il direttore/preside ottemperava alle disposizioni ministeriali trasmesse “per conoscenza e norma” ed eseguiva diligentemente, assicurando la stessa amministrazione con laconiche comunicazioni del tipo: “si accusa ricevuta e si assicura adempimento”; oggi, lo status dirigenziale implica l’assunzione diretta di responsabilità, spesso anche per conto terzi. Ecco dove sta il cambiamento!
Ha certamente ragione il prof. Cesare Cornoldi, docente di Psicologia dell’apprendimento all’Università di Padova e Presidente nazionale dell’Airipa, quando afferma che è sbagliato da parte dei genitori attaccarsi a quelli che lui chiama “cavilli formali” invece di privilegiare i contenuti e che “pianificare il tutto tal che nulla possa andare loro storto non porterà a risultati migliori” ai figli, ma è anche vero che, fermo restando che la Magistratura entra nella scuola perché quest’ultima spesso non sa più cosa fare e come far bene il suo dovere sul piano organizzativo-gestionale oltre che sul piano metodologico-didattico, prima di lamentarci per gli sconfinamenti dei TAR e non solo, sarebbe bene che tutti imparassimo a collaborare con le famiglie, e passandoci la mano sulla coscienza fare un poco di autocritica, rilevare le omissioni e/o distrazioni gestionali criticità e/o le criticità sull’andamento quotidiano della scuola restando un poco di più, invece di rincorrere qua e là convegni inefficaci e riunioni a perdere, oppure preoccuparsi solo ed esclusivamente del buon andamento dei PON o delle cretinate sulla valutazione, RAV ed aggiustamenti al PTOF compresi!
Attenzione, sia chiaro che tutto è utile per migliorare la scuola; però servono meno le azioni buone solo a migliorare le carte e acquisire falsi “punti qualità”, e serve di più vivere giorno dopo giorno la realtà scolastica nel suo complesso, per evitare di restarne del tutto avulsi.
Come sempre questa testata accoglierà e pubblicherà le opinioni diverse di quanti vorranno scriverci. (ninni bonacasa)   


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CERIPNEWS // LA NOTA // XVII // 19-10-2017 // 06:00 // NODE 3115
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Le scuole siciliane sgarrupate, ma altrove non va meglio!

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Situazione drammatica rappresentata nell’ultimo Rapporto “Ecosistema scuola” di Legambiente nell’Isola e in tutto il Paese // Se non si sarà una sterzata seria alle manutenzioni, secondo Legambiente, solo tra 5 generazioni di studenti si avranno tutte le scuole in sicurezza // La posizione dell’Upi
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L’ultimo Rapporto “Ecosistema scuola” di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, delle strutture e dei servizi, descrive una situazione drammatica delle scuole siciliane:
- su 658 istituzioni scolastiche quasi la metà, oltre ad essere vetusti, necessita di interventi urgenti di manutenzione, solo il 12% è stato costruito fra il 2001 e il 2016;
- il 96,4% sono costruite in aree a rischio sismico;
- parecchie scuole sono senza certificazioni;
- parecchi edifici, il 19% sono adattati a scuole trattandosi di edifici di civile abitazione;
- il 7% dei locali è in affitto;
- solo il 20%, negli ultimi 5 anni hanno ottenuto una manutenzione straordinaria, contro il 50% della media nazionale.

Le province devono garantire le risorse per le scuole superiori
Il rappresentante Upi nel CSPI intervenendo al 2° forum sull’edilizia scolastica sostenibile promosso da Legambiente ha detto che “la nuova programmazione unica nazionale 2018/2020 per l’edilizia scolastica deve garantire risorse adeguate e riservate alle scuole superiori di province e Città Metropolitane per assicurare equità nel diritto allo studio a tutti gli studenti”. Nella scorsa programmazione triennale, ha continuato il rappresentante Upi, solo il 16% del totale è stato destinato a favore delle scuole superiori che accolgono il 30% degli studenti italiani”. Se a questo si aggiunge la crisi finanziaria delle Province, causata dai tagli imposi dalla manovra economica del 2015, si comprende il crollo degli investimenti di questi Enti in termini di manutenzione ordinaria e straordinaria, che sta fortemente compromettendo il patrimonio delle scuola in gestione: oltre 3.226 istituti ripartiti in 5.179 edifici scolastici, composti di 117.348 classi che accolgono 2.596.031 alunni. [Fonte: La Tecnica della Scuola – www.tecnicadellascuola.it]

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In Italia, su 658 scuole censite da Legambiente il 96,4% ricade in aree a rischio sismico e solo il 24,4% ha sistemi di sicurezza validi contro il rischio sismico; il 47,7%, quasi 1 scuola su 2, necessita di interventi di manutenzione urgente. Se non si sarà una sterzata seria alle manutenzioni, secondo Legambiente, solo tra 5 generazioni di studenti si avranno tutte le scuole in sicurezza.
Ovviamente, in un quadro di degrado generale, resta ancora più ampio il divario tra Nord e Sud, nonostante il mezzogiorno abbia maggiormente beneficiato dei fondi nazionali per l’edilizia scolastica. Ulteriori risorse potrebbero essere recuperate se le scuole fossero dotate di un adeguato efficientamento energetico, invece appena lo 0,3% degli edifici si trova in classe A, mentre la metà si trova in classe G e solo il 18% utilizza fonti rinnovabili.
L’analisi di Legambiente, inoltre, mette in luce alcuni numeri incredibili: rispetto al totale dei soldi stanziati solo il 4% è andato  interventi di adeguamento sismico, e alla fine di questi interventi rispetto alle 15mila scuole presenti nelle zone 1 e 2 (quelle dove possono verificarsi terremoti fortissimi e forti), saranno appena 151 gli edifici che potranno considerarsi “sicuri”.
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CERIPNEWS // LA NOTA  // XVII // 18-10-2017 // 06:00 // NODE 3104
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Manovre di fine legislatura

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Rosatellum, Bilancio e Ius soli passeranno a Palazzo Madama a colpi di voto di fiducia?
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ROMA - Legge elettorale, legge di Bilancio e ius soli si concluderanno a Palazzo Madama a colpi di voti di fiducia? Qualcuno dice di sì, sempre che ci siano in numeri! E proprio su questa spinosa questione che il governo Gentiloni, per evitare brutte sorprese, tenta la strada, peraltro impervia, delle maggioranze variabili a seconda delle questioni poste in discussione.
Leggendo il quotidiano “Il Sole 24 Ore” di ieri, in un articolo firmato da Barbara Fiammeri, così scopriamo che le maggioranze variabili si verrebbero a concretizzare come appresso:

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Senatori Pd
I senatori del Pd sono 99, ma il presidente Piero Grasso, per prassi, non partecipa alle votazioni. Il Pd voterà tutte e tre le fiducie su Rosatellum, Manovra e Ius soli.

Senatori Mdp
I senatori di Mdp (16) potrebbero votare la fiducia solo sullo Isu soli.

Senatori Ala
I 14 senatori di Ala potrebbero votare la fiducia su tutti
e tre i provvedimenti.

Senatori Ap
I 24 senatori di Ap voteranno la fiducia sia sul Rosatellum, sia sulla manovra; mentre è prevista l’astensione sullo Ius soli.


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Intanto il Rosatellum è approdato in Commissione Affari costituzionali e sembra scontato che, come avvenuto a Montecitorio, si ricorrerà al voto di fiducia per i primi tre articoli, non tanto per tema del voto segreto (che è un’eccezione al Senato) quanto per ridurre al minimo i tempi per l’approvazione già prevista per la prossima settimana (26 ottobre) e quindi prima della sessione sul Bilancio e lo stop del dibattito in Aula per le elezioni siciliane del 5 novembre prossimo.
Bisognerà vedere e come l’operazione voto sicuro sarà portata avanti: alleanze a schema variabile? Assenze di peso tutte giustificate? Senatori di FI e Lega in Aula ma che si astengono dal voto? Richiesta di aiuto ai verdiniani che sono sempre disponibili a dare mal forte al Governo? Intervento a favore dei appartenenti al gruppo misto, che in questo caso potrebbero avere un peso determinante? Insomma, sarà davvero tutto da costruire (forse inventare!) giorno dopo giorno! (c.c.)
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CERIPNEWS // LA NOTA  // XVII // 17-10-2017 // 06:00 // NODE 3094
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La riscossa (o quasi) del grembiule

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Tra conformismo e discorsi su igiene, cura della persona e prevenzione sanitaria
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Ritorna in auge il grembiulino a scuola? Secondo alcuni pediatri si tratterebbe di un indumento strategico utile a fare da barriera alla circostanza dei virus e infezioni da scuola a casa; ovviamente se l’indumento è pulito a dovere e ben curato!
Qualcuno evoca conformismi di altri tempi, quasi un’operazione nostalgia, dei decenni passati, quando il grembiule rigorosamente nero che, oltre a mimetizzare le macchie d’inchiostro di pennini e calamai, serviva anche a coprire le toppe delle maglie dei ragazzini; qualcuno altro afferma anche che sarebbe altamente educativo un abbigliamento omogeneo per tutti, almeno a scuola, per neutralizzare l’ostentazione dell’abbigliamento griffato già presente anche in giovane età.
Altri ancora parlano di appiattimento delle individualità dei bambini e di sospetto “trauma tra casa e scuola” che potrebbe portare il piccolo a considerare la scuola come un “ambiente ostile” ed invocare la sua presenza a casa.
Senza buttarla sullo psicologico aberrante, relativamente all’igiene personale e/o di gruppo, sarebbe sempre buona norma cambiare i bambini quando tornano da scuola a casa che abbiano o meno indossato il grembiule, come pure si potrebbero lasciare i grembiuli a scuola per indossarli solo durante le attività didattiche, o almeno quando ci si sporca di più, a condizione che vengano lavati periodicamente.
Anche questa sarebbe cura della persona ed igiene, non dimenticando la pulizia delle mani da effettuare con cura e diligente accuratezza per affermare una sana prevenzione. (n.b.)    

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CERIPNEWS // LA NOTA  // XVII // 16-10-2017 // 06:00 // NODE 3077
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PD e M5S scoprono l’alternanza scuola–lavoro

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La ministra Fedeli usa toni rassicuranti e fa promesse (Stati Generali, piattaforma progettuale/gestionale e Carta dei diritti e dei doveri degli studenti), ma non convince! //
Le denunce più pesanti degli studenti
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La ministra Valeria Fedeli, anche in risposta alle proteste degli studenti di venerdì scorso sull’alternanza usa toni rassicuranti (Stati Generali il 16 dicembre, piattaforma per facilitare la progettazione/gestione dell’alternanza e Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza) e la butta pure nella didattica con affermazioni general-generiche che si tratta di un’innovazione importante, e la definisce “uno strumento che offre alle studentesse e agli studenti la possibilità di acquisire competenze trasversali e consente loro di orientarsi con più consapevolezza verso il loro futuro di studi e lavorativo”.
La Ministra finge di ignorare, ovviamente, lo sciopero ed i cortei in 70 città italiane, con tensioni a Milano e Palermo e, soprattutto, tutte le denunce degli studenti; tuttavia assicura “il massimo impegno e anche la massima fermezza di intervento in caso di situazioni in cui il patto formativo che sta alla base dell’alternanza sia violato” e promette “un costante monitoraggio e controllo perché la qualità formativa è decisiva”.
A loro volta, i partiti politici, compreso quello fautore della legge sulla Buona Scuola (PD) e l’opposizione (M5S) scoprono le pecche dell’alternanza!

Le denunce più pesanti degli studenti
Pulizia di stoviglie nelle cucine e dei pavimenti dei ristoranti
Pulizia di banconi frigo e vetrate intere dei bar
Pulizia di tavoli e sedie da lavoro e dei pavimenti negli uffici
Fare fotocopie per tutti gli impiegati dell’ufficio
Volantinaggio per strada a favore della ditta ospitante
Vendita di prodotti e servizi negli esercizi ospitanti
Manutenzione di macchinari senza competenza e protezione

La  presidente della Commissione Cultura della Camera Flavia Piccoli Nardelli (PD) ha invitato a “riflettere sugli strumenti necessari a rendere efficace l’alternanza e impedire che della stessa se ne faccia un uso improprio e distorto, diverso da quanto previsto”. Le numerose denunce di percorsi che si sono rivelati poco coerenti con l’indirizzo di studio dei ragazzi e poco formativi”.
Rincara la dose il M5S, che in Commissione Cultura di Camera e Senato, lamenta lo sfruttamento dei ragazzi in alternanza e si schiera – guarda caso! – con i ragazzi che hanno manifestato (può far comodo il voto dei 18enni per le prossime elezioni!) e che non accettano “un sistema scolastico che non li valorizza ma, anzi li sfrutta attraverso una degenerazione di un sistema che in Italia fa acqua da tutte le parti”. In molti casi, gli stage finora sono stati “una pagliacciata che esprime esattamente l’idea di futuro che questi politici immaginano per i nostri ragazzi: abituarli allo sfruttamento sul lavoro fin da giovani”.
Ora che l’opposizione pentastellata strumentalizzi la protesta degli studenti sull’alternanza scuola-lavoro ci sta pure stare bene in vista delle elezioni, ma quello che maggiormente stupisce è il candore della presidente della Commissione Cultura della Camera che, a quanto pare, quando s’è varata la legge 107/2015 con i correlati decreti attuativi, era impegnata in ben altro, tanto da scoprire solo adesso che “non si debba fare un uso improprio e distorto, diverso da quello previsto”.
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Uso improprio scontato, più che previsto, invece! Bastava solo che il Parlamento e il Miur facessero la loro parte monitorando già quello che accadeva ed è accaduto negli anni negli stage di formazione della Terza Area per scoprire un mondo di sfruttamento ed ignoramento della dignità dello studente in formazione, spesso complice anche i tutor di scuola che, dopo aver affidato gli studenti a ditte, esercizi e aziende, si sono guardati bene da monitorarne l’andamento e le risultanze, limitandosi solo a verificare (e spesso non hanno fatto neppure quello!) il registro delle presenze!
Ancora più stupefacente è il candore della Ministra che, pur non sapendo niente o quasi di scuola e della realtà complessa, continua a ripetere quello che le dicono di dire, senza consapevolezza alcuna della futilità delle sue affermazioni. Che c’entrano gli Stati Generali con le patologie generate dalla legge 107/2015? Quale vera e concreta utilità potrà avere la Carta se poi, in concreto, nella Bella Italia si consumano malefatte e si affermano comportamenti illegittimi per colpa di scuole distratte e aziende irresponsabili?
Ed infine, ma certo non in ordine di importanza, le scuole che cosa se ne dovrebbero fare di una piattaforma a contenuto progettuale/gestionale? Ritengo che le scuole sappiano ben progettare e ben gestire un progetto, sempre ne siano direttamente coinvolti e responsabili; nel caso di specie, invece, ci sono mille ed una variabili, dato che pur di assicurare il percorso formativo, o presunto tale, soprattutto nel Sud e nelle Isole, le scuole sono costrette ad abbozzate e cercare ed accettare quello che si trova sul mercato. Spesso poco consistente e di scarsa qualità. E questa non è storia recente!
Scrivo quanto sopra con amarezza, ma per esperienza diretta, assumendomi ogni responsabilità per quanto affermato. (ninni bonacasa)


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