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L’ira
dell’A.S.A.Si. sul concorso per Dirigente Scolastico
Secondo
l’A.S.A.Si. l’unica pecca che avrebbe il concorso per Dirigenti
Scolastici in fase di espletamento e su cui tutti, noi compreso, abbiamo
speso fiumi di parole per denunciarne fragilità, incoerenza e cattiva
gestione, sarebbe solo nell’abbassamento dell’anzianità (da
7 a
5 anni) perpetrato secondo una “logica
sindacale tesa ad abbattere ogni residuo di argine di qui a pochi anni”.
Lo scrive il Dirigente Scolastico, ex congelato del concorso ordinario
2004 celebrato in Sicilia, Giampiero Finocchiaro, nella “Letterina
A.S.A.Si n. 295 del 20-10-2011, affermando che “pedagogicamente
e culturalmente, siamo contro lo smantellamento di ogni soglia e argine,
in ogni settore sociale e professionale, come va accadendo da decenni a
questa parte. I muri e le barriere, invece, resistono”.
Finocchiaro sottolinea anche che “contro
il ‘requisito’ del servizio di ruolo pregresso, si è
scagliato
ancora una volta il martello dei ricorsi promosso dalle solite
associazioni sindacali
professionali”;
non dice quali, ma sappiamo però bene a chi si riferisce! Da quanto sopra
discende un ardito distinguo fra gli odierni ricorsi definiti illegittimi
e i precedenti ricorsi del già citato concorso del 2004, ritenuti tutti
legittimi, almeno a suo dire.
Se l’Autore, uscendo dal pedagogese entrasse nel diritto puro saprebbe
che il ricorso, legittimo o illegittimo che sia al mondo intero, si avvia
se qualcuno ritiene che sia stato leso un diritto. Quindi, non ci sono
buoni-ricorsi-legittimi, come quelli del precedente concorso, per esempio,
e cattivi-ricorsi-illegittimi come quelli di adesso!
La verità è che il bando di concorso odierno, oltre allo sconto da
7 a
5 anni di servizio, nonostante la “sapienza” ministeriale e il vaglio
del Cnpi è equivoco e lacunoso (quante ore dovranno durare le prossime 2
prove scritte?) e la nota MIUR, a firma del Direttore Generale Luciano
Chiappetta, che avrebbe dovuto chiarire i punti deboli del bando ha ancor
più complicato la vita a tanti candidati che ritenendosi colpiti
ingiustamente, sono usciti allo scoperto con impugnative più o meno
condivisibili, appoggiate da associazioni che guarda caso si preoccupano
solo di fare tessere ed incassare consenso facile, alla stessa stregua di
quelle che sembrano avere la puzza sotto il naso, quando – per esempio -
affermano di essere le sole capaci di fare formazione vera, mentre il
restante mondo professionale e formativo non lo saprebbe fare!
Lungi da chi scrive questa nota e anche da Ceripnews appoggiare l’Anief
come altre associazioni e come tanti avvocati d’assalto che hanno
scoperto il filone d’oro della scuola con i ricorsi più o meno facili,
ma è altrettanto vero che “reinterpretare
le istruzioni MIUR, presentando la domanda di partecipazione pur sapendo
di non avere il requisito richiesto e inoltrando contemporaneamente
ricorso al TAR” è costume vecchio nel mondo della scuola, quanto
meno siciliana.
Forse il giovane Dirigente Scolastico autore dell’articolo non sa che
nel concorso riservato dedicato ai presidi incaricati celebrato qualche
anno addietro, i requisiti di accesso in ragione degli anni di presidenza
erano ben definiti; tanti, pur non avendoli, ci hanno provato lo stesso e
in un modo e nell’altro ci sono riusciti e sono suoi colleghi, gli
piaccia o no. Come sono suoi colleghi (il tutto fra una sospensiva prima e
una sanatoria dopo) coloro che non avevano mai visto una presidenza in
vita loro e con arrampicate avvocatesi da decimo grado, hanno sostenuto
che alcune attività/funzioni/incarichi conferiti per la loro complessità,
erano analogabili all’incarico di presidenza.
Unitamente a stigmatizzare il comportamento di concorrenti ritenuti
d’assalto, che poi diventano colleghi e forse iscritti (perché fa
sempre comodo!), perché allora non censurare anche il comportamento di
certi giudici amministrativi che invece di assecondare istanze di presunto
danno patrimoniale ed opinabili lesioni di diritto soggettivo, non entrano
nello spirito e nella lettera del bando e lo applicano senza tanti
distinguo? E relativamente al concorso in corso, oltre alla svendita sugli
anni di ruolo, perché non denunciare anche una preselezione orchestrata
dal MIUR solo per tagliare con l’accetta aspiranti candidati e portare a
poche unità gli ammessi alle prossime prove?
Dato che scriviamo da Palermo si può affermare che si poteva procedere più
facilmente con l’arriffo che
si pratica al Capo o alla Vucciria, che tradotto in lingua italiana,
significa effettuare un facile sorteggio di numeri pari o dispari. Sarebbe
stato più sbrigativo e meno umiliante per migliaia di candidati, per
l’approccio alla stessa prova alquanto opinabile in termini di
fattibilità e soprattutto per le condizioni di invivibilità che hanno
subito durante la prova stessa per colpa di vigilantes e responsabili poco
affidabili. Tutto questo, però, Giampiero Finocchiaro non lo scrive
nell’articolo, e forse comprendiamo anche perché. (ninni
bonacasa)
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