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Spunti di riflessione sui problemi della scuola
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Una scuola al ribasso certamente, ma la stampa non c’entra!
di Ninni Bonacasa

2010-07-28//12:00

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Su “Il Fatto” del 21 luglio scorso (riportato oggi nella Rassegna Stampa della Flc CGIL) leggiamo un articolo di Marina Boscaino che fa tornare agli onori della cronaca il TAR e le sue pronunce sugli organici e le iscrizioni.
Mentre siamo d’accordo sulle tesi portate avanti dalla Boscaino, dissentiamo dal fatto che la stampa cartacea e on-line abbia ignorato l’evento amministrativo e le sue possibili ricadute sulla scuola. Ceripnews ritiene di aver fatto informazione continua e puntuale sull’argomento e con noi tanti altri!

Disimpegno dei media? Non è vero!
(…) Sfoglio le rassegne stampa specializzate. Lo spazio dato dai media al fatto che gli atti siano stati ritenuti illegittimi è pressoché nullo. Non si è ritenuto necessario sottolineare che Gelmini ha “deciso” che la riforma era legge senza che lo fosse, violando procedure democratiche e costituzionali. Che Paese è quello che ignora – e vuole ignorare – questa informazione? Che informazione è quella che omette – e vuole omettere – di sottolineare l’illegittimità? Di esercitare anche una funzione civile e politica di cittadinanza attiva? Il disimpegno è abitudine pericolosa, che la scuola sta pagando cara (…).
Marina Boscaino

 
Certamente ha ragione la Flc CGIL a chiedere di «non dare esecuzione ad atti dichiarati illegittimi dal giudice amministrativo» e diffidare la Gelmini a «revocare gli effetti dei provvedimenti ministeriali in questione (…) provvedendo alla determinazione degli organici secondo quanto già in corso per l’a.s. 2009/10». Ma la decisione del TAR implica che adesso bisognerà avviare una serie di ricorsi individuali, con quello che comporta tutto ciò!
Certamente hanno ragione le famiglie che hanno iscritto i figli a una scuola superiore (Tecnici e Professionali) con ore sono tagliate in media del 10% anche le classi dopo la prima non avrebbero dovuto subire riduzioni di orario in corso d’opera e senza preavviso, come ha sostenuto – con esito positivo – lo SNALS Confsal.
E’ certamente vero che ci sarà caos per inizio e svolgimento dell’anno scolastico, ma certamente non «nel silenzio dei media che si interessano di scuola per lo più in modo strumentale (la notizia che-fa-notizia: il bullo, il precario in mutande, la pagella digitale, il fannullone: ma allora qual è il senso dell’informazione?); nel balbettio di un’opposizione incapace, tranne rari casi, di sostenere battaglie ed elaborare alternative, si rischia di non riuscire a restituire alle parole il proprio senso e di rivendicare diritti esigibili (in primis la legalità) e di imboccare la pericolosissima strada dell’assuefazione».
Come abbiamo sostenuto sopra la stampa qualificata, Ceripnews compreso (scusate la presunzione) ha dato la giusta informazione ai dispositivi del TAR, evidenziando anche le diverse posizioni e teste dello stesso Organo amministrativo, ma sempre come Ceripnews non ci sottrarremo a dare spazio anche
- al “bullo”, che non fa notizia in sé, ma per la situazione di sofferenza esistenziale che appalesa;
- al “precario in mutande”, che non fa notizia in sé, ma perché così la scuola italiana è stata ridotta, e se permette Marina Boscaino non solo da questo governo di destra! E’ bene che se lo ricordi, non ignorando alcuni particolari, tagli compresi;
- alla “pagella digitale”, che è poca cosa come notizia, ma serve riportarla comunque per stigmatizzare l’incoerenza dell’Amministrazione che non si rende conto che 1/3 delle famiglie italiane non ha il computer, non ha collegamenti veloci on-line e non potrà mai ricevere il formato brunettiano del documento, con buona pace dell’efficienza, della qualità e del risparmio;
- al cosiddetto “fannullone”, sempre di ispirazione brunettiana, che – trarre rari casi isolati – non esiste nella P.A. che continua a produrre a ritmo sostenuto nonostante i pensionamenti mai coperti da nuove immissioni in ruolo, i tagli agli organici, i concorsi non espletati, le condizioni di assoluta invivibilità organizzativa, funzionale e strutturale di certi uffici-apparati e che però continuano a produrre, e via discorrendo.   

 

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PQM: il pianino della Gelmini di Ninni Bonacasa


2010-07-16//12:00

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Con toni roboanti e trionfalistici ieri il Ministro ha presentato il Piano Nazionale Qualità e Merito; in sostanza si tratta dell’ennesimo tentativo maldestro di misurare le competenze iniziali degli alunni e successivamente quelle finali, attraverso uno strumento nazionale standardizzato (metodo Invalsi) e, in quanto tale, affatto attendibile solo sui dati generali.
Sotto sotto c’è anche l’obiettivo malcelato di misurare indirettamente come funziona la scuola in termini di didattica e da qui, se le cose si ritiene vadano male, far scattare un sistema di formazione/aggiornamento/orientamento per gli insegnanti che, guarda caso, non c’entrano proprio niente se gli alunni apprendono poco e male, nonostante i loro sforzi.
La scuola non è un supermercato dopo si possono acquistare prodotti confezionati di vario tipo e genere soprattutto se esposti in bella mostra; la didattica della conoscenza e la didattica degli apprendimenti significativi di una classe, anzi di un gruppo di alunni, non si misura solo attraverso test standardizzati e tarati su un alunno-campione medio nazionale che non esiste, che è irreale, che è l’opposto della didattica degli apprendimenti mirati, utili ad un alunno piuttosto che ad un altro.
Ma questo il Ministro non lo sa, e questo sarebbe poco male. Quello che è più grave è che non lo sanno neppure i saggi che la circondano e che di qualità della scuola e di didattica vera, quella con la “D” grande dovrebbero saperne qualcosina e le fanno dire queste cosette opinabili, se non pedagogicamente scorrette.
Misurare gli apprendimenti è qualcosa di dannatamente serio, perchè significa superare questa logica spettacolo gelminiana su qualità e merito: misurare e valutare sono operazioni altamente complesse, drammatiche a volte, perché il docente deve saper scegliere le variabili applicandole alla realtà di contesto che varia per ogni classe e per ogni alunno; significa misurare l’alunno per quello che è, e non per quello che dovrebbe essere o apparire secondo statistica; significa fargli accettare e condividere il progetto educativo-didattico e poi (e solo dopo), a fine percorso/processo, misurare le scelte apprenditive che ha compiuto e soprattutto comprendere quali tipo di traguardo/successo l’alunno abbia voluto raggiungere attraverso le scelte fatte.
E questo, se permettete, non c’entra niente con i questionarietti nazionali finora circolanti a fine anno nella scuola primaria e secondaria di primo grado e che si vuole rinnovare anche ad inizio d’anno. E non c’entra niente anche con la preparazione dei prof ai quali – guarda caso – si nega concretamente da anni il diritto alla formazione individuale o di gruppo ed ora si pretende di ri-formare con corsetti etero imposti non appena il livello dei risultati medi non si ritiene soddisfacente a livello statistico!

 

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Triennio professionalizzante? Non è solo una scommessa!
di Elio Palumbo

2010-07-06//12:00

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Dal prossimo anno scolastico i corsi triennali di formazione professionale diventano uno dei percorsi scolastici dopo il conseguimento della licenza media. Finita la cosiddetta sperimentazione, dal prossimo anno, accanto a liceo, tecnico e professionale, lo studente potrà scegliere anche un corso triennale della formazione professionale non solo per assolvere all’obbligo di istruzione fino a 16 anni, ma anche per conseguire una qualifica professionale entro i 18 anni, così come prevede il diritto-dovere all’istruzione. Ovviamente sempre che questi corsi riescano a partire bene e, soprattutto, siano davvero qualificanti!
A leggere “Avvenire” di domenica scorsa 04/07/10), tutto sembra rose e fiori, però … Certo non parliamo del Cnos-fap (Centri di formazione salesiani) che vantano ciò che hanno saputo rappresentare i loro corsi, coniugando cultura del lavoro e della cittadinanza, partnership con le aziende del territorio e ruolo strategico del formatore-docente e del tutor, insomma qualità.
Ma per il resto, per parecchi altri Centri,
soprattutto nella nostra Isola, chi avrà la tracotanza di parlare di qualità, di tempo scuola garantito, di metodologia e didattica, di curricoli, ecc., se da sempre proprio questi Centri sono stati solo un pingue serbatoio di voti per ogni genere e stagione di politici, e non solo, che hanno collocato qua e là decine di amici ed amici degli amici, anche a prescindere delle loro competenze professionali?
E soprattutto, visto che i percorsi saranno alternativi alla scuola pubblica statale e non statale, chi farà da garante per i profili professionali di formatori-docenti e tutor? Gli stessi direttori dei Centri? Troppo poco!
Insomma, non vorremmo proprio che le tante giocate a carte dei ragazzi, vantate in alcuni moduli di Terza Area nei Tecnici e Professionali della scuola pubblica statale, diventassero curricolo e conseguimento di titoli qualificanti nei Centri di formazione, mentre a parole tutto andrà bene, anzi benissimo, specie se si investe (o si sciupa) denaro pubblico! 

 

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La spreparazione scolastica
di Ninni Bonacasa


2010-06-26//10:00

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Secondo il settimanale “Panorama”, in edicola, gli studenti del Sud hanno voti più alti, ma sono meno preparati; quelli del Nord, invece, sono tanto preparati, ma a voti risultano scarsetti. Sarebbe questo il paradosso della scuola italiana.
Il settimanale - il cui orientamento politico è ben noto - dà forza alla tesi sostenuta assumendo come risorsa ben due (dico due!) libri che avrebbero squarciato il velo di questa iniquità: il primo, è “Merito? No, grazie” di Anna Bianco (Bonanno, 2009); il secondo, “Il capitale umano” di Piero Cipollone (Il Mulino, 2010).
Da essi, e grazie ad essi, osserva il settimanale, «è possibile farsi un’idea quantitativa precisa dell’inflazione scolastica, ossia di come i voti salgano in funzione del tipo di scuola e delle varie zone del Paese».
Qualche esempio. «Gli studenti del Nord-Ovest ottengono mediamente un 3 e mezzo, quelli del Nord-Est un 4, quelli del Centro un 5+, quelli del Centro-Sud un 7+, quelli del profondo Sud (Calabria, Basilicata, Sicilia, Sardegna) un 8. Poiché la maggior parte degli studenti viene promossa, questo significa che la sufficienza corrisponde, nella varie aree del Paese, a livelli di preparazione del tutto diversi, con gli studenti meridionali drammaticamente meno preparati dei loro coetanei del Nord».
Dopo aver esposto tesi di tanta rilevanza, che non c’entrano nulla sulla qualità della scuola, la didattica e la competenza del docente, “Panorama” azzarda anche alcune ipotesi sul perché accadrebbe tutto questo:
1° ipotesi - Gli insegnanti del Sud sono molto indulgenti perché il loro livello medio di preparazione è relativamente basso, secondo il più noto Gelminipensiero.
2° ipotesi - E’ anche probabile, però, che i docenti del Sud «tengono bassa l’asticella perché ritengono (erroneamente) che gli allievi non siano in grado di fare di più».
Da qui, sempre secondo la testata già citata, quella che viene definita una doppia ingiustizia: «i ragazzi del Nord sono penalizzati perché escono dalla scuola con voti troppo bassi, quelli del Sud sono penalizzati perché escono dalla scuola con una preparazione inadeguata».
Noi non azzardiamo ipotesi, non viviamo di rendita cogliendo fior-da-fiori dai libri più comodi, e diciamo – come sempre – la nostra, anche a costo di risultare sgradevoli a qualcuno.
Punto 1 – E’ fuori luogo che il settimanale “Panorama” citi il ministro Gelmini che, dopo quello che ha detto sulla presunta impreparazione dei docenti del Sud, ha fatto precipitosa marcia indietro.
Punto 2 – Solo chi non capisce niente di scuola può azzardare la tesi del buonismo del prof del Sud, a differenza di quelli del Nord. Se i prof del Nord fossero davvero rigorosi, certe teste di cavolo del Nord non sarebbero dovuti arrivare alla maturità, sia pure dopo anni di stenti e, qualcuno anche alla laurea.
Punto 3 – Non esiste un rapporto stretto tra tipologia di istituto (liceo, istituto tecnico, istituto professionale, ecc.) e permissivismo ad oltranza; non altrimenti si leggerebbero i dati MIUR di questi anni sulle maturità.
Punto 4 – La regione di residenza dello studente non  è una variabile da prendere in considerazione per il fatto che spesso al Sud migrano studenti provenienti dal Nord che sono valutati esattamente come gli altri. Se fossero scienziati incompresi al loro paesello, al Sud dovrebbero eccellere, cosa non vera. 
Punto 5 – Finora i docenti del Sud definiti tanto buonini, tutti insieme appassionatamente, hanno fatto comodo ai tanti fuggitivi del Nord che, proprio al Sud, hanno conseguito titoli facili di ogni tipo e genere.
In conclusione, che senso ha sparare ad alzo zero sulla scuola? Non serve al Paese, non serve al popolo italiano, non serve neppure a chi scrive con tanto livore contro i docenti del Sud, forse al solo scopo di riempire qualche pagina di quotidiano o settimanale.
La scuola, sotto ogni latitudine del nostro Paese, è una cosa seria, tanto seria, troppo seria; essa non può restare compromessa e/o coinvolta da analisi più o meno estemporanee o unilaterali; analisi mai ampiamente documentate e su dati certi.
Per concludere viene anche da chiedersi perché sempre a fine anno i fatti, i presunti fatti, i fattacci e i presunti fattacci sulla scuola conquistano immeritatamente le pagine di quotidiani e settimanali, quando durante l’anno nessuno se ne frega niente della scuola, dei suoi problemi, della sua sopravvivenza che, guarda caso, riguarda anche gli alunni, oltre che i professori ed i dirigenti scolastici?

 

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